È da molto tempo che il dibattito politico, più che sui contenuti dei provvedimenti di legge da prendere per affrontare e risolvere alcuni nodi fondamentali per la vita quotidiana di parecchie persone, si avviluppa intorno a proclami di principio, formule di governo e alleanze, leadership sempre più costruite intorno al “culto della personalità”, proteste contro una indistinta classe politica che, sebbene colgano il senso del giusto malessere degli italiani verso chi ha avuto responsabilità nello sfascio morale e finanziario degli ultimi anni e quindi raccolgano ampio consenso, nella loro indeterminatezza finiscono spesso per non colpire nel giusto segno e quindi rimangono inefficaci.

Anche in occasione dell’attuale crisi di governo, il dibattito sui contenuti e sui provvedimenti è rimasto totalmente assente. Non intendo qui entrare nel merito di motivazioni e significato politico della defenestrazione di Enrico Letta e dell’irresistibile ascesa di Matteo Renzi: su modalità, tempi, ruolo fondamentale dei mass media (e dei gruppi finanziari che li sostengono), significato politico della scalata al governo da parte del sindaco fiorentino occorrerebbe dedicare molto tempo e un’analisi molto più approfondita.

Al di là, però, delle opinioni che ognuno può avere di quanto successo nella singolar tenzone per Palazzo Chigi, è un dato di fatto, a mio avviso, che la crisi politica che essa ha determinato poteva e doveva essere un’occasione per inserire nel dibattito quelle idee su reali iniziative di riforma legislativa che ogni governo, ogni partito, ogni persona che si occupa della “res publica” dovrebbe avere come principale punto di riferimento. Penso che quindi sia compito di ognuno di noi cercare, per come può, di introdurre nel dibattito, in ogni luogo, le proprie idee al riguardo, sulla base della propria esperienza e delle proprie competenze.

Non ho la pretesa, dal mio parziale e limitato punto di osservazione, di poter offrire un quadro completo ed esauriente di idee su cui promuovere il dibattito. Ma penso che le proprie idee su progetti legislativi e azione politica per affrontare quei nodi di cui dicevo all’inizio sia dovere di ognuno esporle.

Penso che vadano urgentemente poste nel dibattito politico alcune proposte su lavoro, pensioni e servizio pubblico radiotelevisivo che credo si possano sintetizzare in quattro punti.

- Equo compenso dei lavoratori precari

I principi contenuti nell’art. 36 della Costituzione - sull’equità e la dignità della retribuzione del lavoratore - possono trovare l’applicazione che non hanno mai avuto finora con una legge. Tale normativa dovrebbe stabilire che, ai lavoratori ai quali vengono applicate le (troppe) forme di rapporti di collaborazione oggi (purtroppo) previste, non possa essere corrisposto un compenso (oltre agli oneri sociali) inferiore, su base oraria, a quello previsto per il lavoratore subordinato dalla contrattazione collettiva di settore e alla eventuale contrattazione integrativa aziendale e/o territoriale.

Il rispetto da parte delle aziende di questa normativa, che tenderebbe a porre un freno, almeno dal punto di vista economico, alle conseguenze della proliferazione dei contratti precari, perché possa essere garantito dovrebbe essere posto come strumento essenziale affinché le aziende possano accedere a forme di sgavio fiscale, legate anche a investimenti nel campo dell’innovazione e dell’ampliamento dell’offerta di lavoro.

- Tutela del precariato intellettuale

Si parla spesso della “fuga dei cervelli” dall’Italia. Una motivazione di questo impoverimento del nostro Paese di menti e di eccellenze, oltre a corruzione e nepotismo, è data dall’utilizzo precario del lavoro intellettuale. La proliferazione delle partite Iva tra i giovani laureati, ma anche tra coloro che in età più avanzata si trovano a perdere il proprio lavoro, non corrisponde a un reale sviluppo dell’imprenditoria individuale: spesso è consegenza di un vero e proprio ricatto che subisce chi, pur di lavorare, è costretto a formalizzare una libera professione anche dove l’utilizzo del lavoratore da parte dell’azienda è fatto sostanzialmente alla stessa stregua del lavoro dipendente.

La “riforma Fornero” è intervenuta in maniera insufficiente, tra le altre cose, anche sul precariato intellettuale. Gli iscritti agli Ordini professionali, infatti, sono eslcusi, senza alcuna distinzione, dalla possibilità di vedersi riconosciuto il diritto alla conversione del proprio contratto in lavoro subordinato, così come invece riconosciuto alle altre “false partite Iva”. La legge va corretta con una norma che permetta l’applicazione dello strumento di garanzia anche ai lavoratori iscritti ad Ordini professionali, qualora vengano nei fatti costretti ad aprire una partita Iva avendo come monocommittente un’azienda alle cui dipendenze vi siano lavoratori con le stesse mansioni o che impieghino in generale lavoratori subordinati o parasubordinati.

- Revisione della legge 335/95 (riforma Dini delle pensioni)

Introducendo il calcolo interamente contributivo e coefficienti di trasformazione del montante contributivo corretti annualmente sull’aspettativa di vita, l’attuale sistema previdenziale sta condannando intere generazioni di lavoratori (soprattutto con rapporti precari e scarsamente remunerati, ma non solo loro) a un futuro di indigenza. Una riforma della previdenza obbligatoria è urgente e necessaria: l’obiettivo della riforma Dini era di mantenere i conti del sistema previdenziale in ordine (ognuno mette da parte oggi ciò con cui dovrà vivere domani quanto sarà in pensione), ma oggi rischiamo, con bassi redditi e lavori saltuari, di avere un sistema previdenziale formalmente in ordine e gente che muore di fame.

E’ possibile correggere il sistema di calcolo delle rivalutazioni annuali e i coefficienti di trasformazione sui montanti contributivi introducendo meccanismi solidaristici sulle alte retribuzioni (come succede per esempio in Svezia, anche se mi rendo conto che da noi questo vuol dire parlare di un altro pianeta) e interventi della fiscalità generale (facendo pagare le tasse a tutti, ovviamente, e possibilmente anche sui patrimoni e non solo sul lavoro) per la creazione di forme di welfare per i lavoratori precari.

- Riforma della governance della Rai

Il sistena radioteleviso pubblico è lo specchio nel quale si riflette ogni popolo. È da esso che nascono i modelli di vita e principalmente attraverso esso si forma l’opinione pubblica. Se davvero si vuole perseguire l’obiettivo di sconfiggere le “lottizzazioni” che tanto male fanno all’economia e al libero sviluppo culturale e sociale del nostro Paese, occorre un sistema di selezione dei componenti del massimo organo di governo della Rai che dia maggiore autonomia al servizio pubblico rispetto al governo e, in generale, al potere politico, prevedendo la partecipazione anche dell’utenza e dei lavoratori.

Un modello di governance che potrebbe essere garantito da una tripartizione della scelta dei membri del consiglio di amministrazione della Rai. Se ne potrebbero eleggere nove, tre per ognuna delle tre categorie quali: il Parlamento, i lavoratori e gli abbonati.

Il Parlamento in seduta comune potrebbe eleggere i propri rappresentanti a maggioranza semplice con voto limitato a un candidato (una regolamentazione che garantirebbe una rappresentanza alle minoranze). La quota di consiglieri dei lavoratori della Rai potrebbe essere assicurata dalla presentazione di candidature individuali, sui quali i dipendenti del servizio pubblico (anche quelli titolari di contratti a termine) si esprimerebbero con un voto. Possibilità di candidature individuali anche per quanto riguarda i consumatori/utenti. L’elezione, come succede già per altri organismi di altri enti, potrebbe svolgersi attraverso un sistema di voto elettronico, garantito da un meccanismo di sicurezza informatica simile a quelli già in uso altrove, da parte degli abbonati in regola con il pagamento del canone. Gli elettori/eleggibili sarebbero identificati attraverso una “card dell’abbonato”, utilizzabile anche per servizi offerti dalla Rai agli utenti, con username e password personalizzati.

Sono solo alcune proposte, che nascono da un punto di osservazione limitato e sicuramente opinabili. Ma vogliono aprire un dibattito, che sicuramente manca nel confronto politico di questi giorni e che potrebbe arricchirsi con diverse idee che nascano delle esperienze e dalle competenze di ognuno di noi. Un dibattito di cui io personalmente sento fortemente l’esigenza e al quale vorrei poter contribuire con idee ed energie.

Massimo Marciano

L’Asr a fianco di Lirio Abbate, minacciato di morte

per le sue inchieste sulla criminalità romana

Lirio AbbateL’Associazione Stampa Romana esprime solidarietà e vicinanza al collega dell’Espresso Lirio Abbate, oggetto di minacce di morte da parte della criminalità romana a causa delle sue inchieste sulla penetrazione delle mafie nella capitale.

Abbate, già sotto scorta da anni e oggetto di un fallito attentato a Palermo, è uno delle decine di colleghi in prima linea che le mafie e la malavita organizzata cercano di ridurre al silenzio, soprattutto per aver gettato luce sulle complicità e le connivenze fra criminalità e politica.

“Lirio non va lasciato solo – commenta il segretario Asr Paolo Butturini – perché l’isolamento è l’anticamera dell’eliminazione fisica, come la storia ha più volte dimostrato.

Ma è con i fatti che si sostiene la battaglia per una libera informazione e per il diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Il primo passo, per esempio, sarebbe una definitiva abrogazione del reato di diffamazione, col quale spesso si tenta di impedire che venga fatta luce sulle trame e sulle complicità di cui godono le mafie.

Il secondo sarebbe una riforma seria e moderna della legislazione che governa l’intero mondo dell’informazione, a cominciare dalla vetusta e inservibile legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti.

Ma anche in materia contrattuale si dovrebbero fare passi avanti decisi verso la tutela dei giornalisti. Si potrebbero, per esempio, inserire nel nuovo contratto forme assicurative, anche per freelance e collaboratori, che mettano i colleghi al riparo dalle cosiddette “querele temerarie”. Bisogna fornire ai giornalisti un’efficace assistenza legale e coprire i rischi a cui inevitabilmente va incontro chi non si ferma alla superficie dei fatti, ma scava alla ricerca della verità”.

Fonte: comunicato dell’Associazione stampa romana

La conferenza stampa dopo l’approvazioneOggi è nata la legge sull’equo compenso nel settore giornalistico. Ma non interessa solo i giornalisti: è una pietra miliare per tutti i lavoratori.

Un’informazione che sfrutta e ricatta i precari, pagati pochi euro a pezzo e continuamente sotto ricatto da editori che hanno interessi nella finanza e nell’edilizia, è un’informazione non libera, che non può raccontare il vero volto di un Paese e non permette al popolo di esercitare quella sovranità che gli è garantita dall’articolo 1 della Costituzione.

La battaglia sull’equo compenso non è stata combattuta solo ed esclusivamente per le decine e decine di migliaia di precari che vogliono fare il loro dovere di informare di ciò che succede nelle nostre città e nei nostri quartieri, ma anche per tutti i lavoratori di tutti i settori. Da oggi si è stabilito un principio che vale per tutti: va attuato con iniziative legislative concrete l’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione adeguata, in grado di assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Un precedente giuridico che deve diventare una pietra miliare nella storia delle lotte per il lavoro in questo Paese. Per tutti i lavoratori.

Ora si tratta di estendere a tutti questo innovativo principio legislativo. E’ compito di tutti noi, che chiediamo di far tornare il tema dei diritti e delle tutele per il lavoro al centro della politica, impegnarci per estendere questo principio a tutti i lavoratori. Oggi è stato compiuto solo il primo passo.

Massimo Marciano

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EQUO COMPENSO, E’ LEGGE. LA CAMERA APPROVA IN VIA DEFINITIVA IL PROVVEDIMENTO IN FAVORE DEI GIORNALISTI FREELANCE E PRECARI

pubblicata da Giornalisti freelance - http://freelance20.ning.com il giorno Martedì 4 dicembre 2012 alle ore 14.47

L’equo compenso nel settore giornalistico è legge

Equo compensoMontecitorio, 4 dicembre 2012 ore 14:47 - La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati (Cultura, scienza e istruzione) convocata oggi in sede legislativa ha approvato il provvedimento in via definitiva all’unanimità dei 29 presenti, con il parere favorevole del Governo, ratificando il testo licenziato dal Senato.  La proposta di legge, relatore Enzo Carra, era già stata approvata dalla VII Commissione della Camera il 28 marzo 2012 e modificata dalla 11ª Commissione del Senato il 7 novembre 2012. Il testo giunto in esame alla Camera, rispetto al quale non sono stati presentati emendamenti, aveva ricevuto in questi giorni il parere positivo dalle Commissioni parlamentari di merito (Affari Costituzionali, Giustizia, Bilancio, Trasporti e Lavoro).

E’ una legge “a termine” (sperimentale l’ha definita il senatore Giuliano, presidente della Commissione Lavoro del Senato) perché la sua applicazione si interromperà automaticamente a tre anni dalla sua entrata in vigore, quando cioè è previsto che la Commissione per stabilire l’entità dell’equo compenso, istituita dal provvedimento, cesserà le sue funzioni. Per prorogarne la durata occorrerà quindi modificare l’attuale testo.

Numerosi gli interventi che hanno espresso la soddisfazione per l’approvazione del provvedimento, tra cui: Giulietti (Gruppo misto), Lainati (PdL), De Biasi (PD), Zazzera (IdV), Goisis (Lega Nord), Moffa (Gruppo misto); Carra (Udc), Granata (Fli).  A nome del Governo hanno preso la parola il viceministro al Welfare Michel Martone e il sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo.

Una considerazione espressa generalmente dai membri della Commissione durante i loro interventi riguarda il testo della legge: l’articolato approvato inizialmente dalla Camera è stato giudicato migliore di quello modificato dal Senato. L’aumento dei componenti della Commissione per l’equo compenso istituita dalla legge potrebbe rendere farraginoso il meccanismo e rendere l’organismo luogo di scontro. Poiché il Senato ha previsto che la Commissione per l’equo compenso scadrà entro tre anni, occorrerà quindi verificare il funzionamento della legge in tempi brevi. A Montecitorio non sono stati comunque presentati emendamenti per non rischiare, rimandando il provvedimento di nuovo in esame a Palazzo Madama, di non approvare il testo entro la legislatura. Il relatore Carra ha fatto rilevare la positiva celerità dei tempi durante i lavori di esame del testo in Commissione alla Camera. Zazzera (IdV) ha ricordato che l’approvazione della legge non sarebbe stata possibile senza la pressione dei freelance e gruppi di base. Il sottosegretario Peluffo ha dichiarato che nel dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri ci sono le risorse per fare funzionare la Commissione nei tempi previsti.

In conferenza stampa a rappresentare i giornalisti freelance e collaboratori precari erano presenti Maurizio Bekar, coordinatore Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi; Moira Di Mario e Solen De Luca (Associazione Stampa Romana); Massimo Marciano (freelance, Consigliere di amministrazione INPGI).

La necessità di approvare con urgenza il provvedimento, prima della fine della legislatura, è stata sostenuta con forza lo scorso settembre attraverso un appello pubblico ai parlamentari, primi firmatari Franco Siddi e Roberto Natale, Segretario generale e Presidente Fnsi, e Giancarlo Ghirra, Segretario Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

La Carta di Firenze approvata lo scorso anno e la legge sull’equo compenso giornalistico varata oggi sono due strumenti strategici in grado di contrastare e rendere impossibile lo sfruttamento dei giornalisti collaboratori: purché si abbia la volontà politica di applicarli.

L’appello ideato e promosso dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, poi fatto proprio e rilanciato come petizione su web dall’associazione Articolo 21, ha dato vita a una rapida e straordinaria mobilitazione, che ha visto unite le più diverse anime del giornalismo (freelance e contrattualizzati, coordinamenti di base di precari e rappresentanze a tutti i livelli del sindacato e dell’Ordine), ma anche la solidarietà ed appoggio di realtà associative, sindacali e politiche esterne alla categoria e di personalità della cultura e dello spettacolo.

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Documenti, dichiarazioni e comunicati sull’approvazione della legge sull’equo compenso sono sul sito della Federazione nazionale della stampa italiana a questo link:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15008 

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Equo compenso: una legge partita da 2500 firme

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I vertici di Ordine e Sindacato e i rappresentanti del lavoro autonomo nella tre giorni di Palermo sul giornalismo freelance promossa da Assostampa Sicilia: subito legge sull’Equo Compenso, norme regionali a sostegno del lavoro autonomo e strumenti attuativi della Carta di Firenze.

tre giorni a PalermoRibadita la centralità e l’urgenza delle problematiche del lavoro giornalistico autonomo durante il workshop “Giornalisti Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” tenutosi il 28, 29 e 30 giugno 2012 per iniziativa dell’Associazione Siciliana della Stampa e dell’ODG Sicilia. Presenti Roberto Natale Presidente della FNSI e Enzo Iacopino Presidente dell’ODG, Massimo Marciano Consigliere d’Amministrazione dell’ INPGI per la gestione separata e, in rappresentanza dei freelance italiani, i componenti di Commissione e Assemblea nazionali lavoro autonomo e Commissione contratto FNSI, ed esponenti dei movimenti di base.

Tra le priorità emerse, è stata riconfermata l’assoluta urgenza dell’approvazione della legge sull’Equo Compenso, bloccata dal Governo al Senato cedendo così alle pressioni degli editori, dopo che l’Esecutivo aveva invece espresso parere favorevole all’approvazione in via d’urgenza alla Camera. Una legge ritenuta uno strumento indispensabile per introdurre fondamentali forme di tutela retributiva del lavoro autonomo, in osservanza dei principi costituzionali.

E’ stato espresso apprezzamento nei confronti dell’impegno preso, durante il suo intervento, dal Deputato Nazionale Giampiero Cannella a sostegno della rapida approvazione del progetto di legge sull’Equo compenso. E’ stato inoltre espresso l’auspicio che le mozioni attualmente presentate in materia in 6 Consigli regionali (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto), si traducano in leggi a sostegno del lavoro giornalistico autonomo e dell’Equo compenso in tutte le regioni d’Italia.

Ribaditi altresì l’impegno per lo sviluppo di un welfare per i giornalisti lavoratori autonomi e la necessità di rafforzare le loro forme di rappresentanza negli organismi di categoria.

E’ stata altresì ribadita l’unità della categoria sull’applicazione della Carta di Firenze, quale strumento di contrasto alle drammatiche criticità del lavoro giornalistico e della sua sempre più cronica precarizzazione. In questo senso, è stata comunicata dai Presidenti del Sindacato Natale e dell’Ordine Iacopino, la decisione di procedere immediatamente alla costituzione dell’Osservatorio sul precariato, organismo misto FNSI-ODG previsto dall’art. 3 della Carta di Firenze.

Il Presidente dell’ODG Sicilia, Riccardo Arena, ha annunciato di voler organizzare un convegno al quale invitare i direttori o rappresentanti delle testate siciliane per l’attuazione della Carta di Firenze. Gli intervenuti al workshop, apprezzando l’impegno, hanno auspicato che analoghe iniziative vengano prese in tutte le regioni.

Altrettanto centrale nella tutela dei diritti dei collaboratori l’interazione con i CDR, per l’individuazione di sempre più efficaci forme di rappresentanza, auspicate dalla FNSI.

Va inoltre approfondito un costante dialogo fra tutti gli organismi di categoria sulle problematiche dei freelance, anche attraverso un coinvolgimento diretto delle loro rappresentanze.

La centralità di queste tematiche va sostenuta con forza nella prossima trattativa contrattuale e nel processo di riforma dell’Ordine, anche per gli aspetti inerenti l’accesso e l’aggiornamento professionale.

Sugli argomenti oggetto del convegno, i vertici di Ordine e Sindacato hanno infine espresso la volontà di organizzare, a breve termine, varie azioni e forme di mobilitazione, compresa una rilevante iniziativa nazionale congiunta.

Sintesi dell’intervento di Massimo Marciano, freelance e membro del Consiglio di amministrazione Inpgi e dell’Inpgi2, al workshop “Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” il 28 giugno 2012

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Palermo - Un momento dei lavori del convegno nazionale sul giornalismo freelance

E’ un dovere per chi come me rappresenta i 33 mila iscritti alla Gestione separata in un organismo importante come il Cda dell’Inpgi essere presente nei territori, ovunque vi siano momenti di incontro e confronto, perché con l’attuale struttura dei nostri organismi di categoria la rappresentanza di freelance, precari e collaboratori è molto ristretta. Occorre rivedere gli strumenti di rappresentanza in tutti gli organismi di categoria per rispondere a quella che è oggi la mutata struttura della professione.

L’Inpgi su questo aspetto, nell’attuale mandato, sarà chiamato a una “consigliatura costituente” per riscrivere le regole della rappresentanza sui territori dei 33 mila iscritti alla Gestione separata. Non è più possibile, infatti, avere unicamente una rappresentanza nazionale: nei territori i colleghi dell’Inpgi 2, che hanno la corretta visione della dimensione locale, dovranno trovare una forma di rappresentanza per seguire le problematiche territoriali da vicino.

Alcuni spunti di riflessione e alcune proposte di intervento.

Il bilancio consuntivo dell’Inpgi 2 del 2011 ci dice che in un anno il numero dei co.co.co. è aumentato del 6%: un aumento abnorme in una categoria per la quale il co.co.co. è una figura anomala, perché esiste la figura del collaboratore fisso prevista contrattualmente dall’articolo 2. Questi colleghi guadagnano mediamente 9.500 euro lordi l’anno. I liberi professionisti iscritti all’Inpgi 2 hanno una retribuzione media annua lorda di 12.500 euro: cifre che dicono quale sia la sitazione reddituale di gran parte dei giornalisti.

A questi dati si aggiunge una valutazione conseguente a una cifra resa nota dal Dipartimento delle Finanze, secondo il quale nell’ultimo anno il numero delle partite Iva tra i professionisti italiani è aumentato del 15,8%: in un periodo di crisi economica come l’attuale, questo vuol dire che nel nostro Paese c’è una grossa fetta di “false” partite Iva, ovvero persone costrette dai propri datori di lavoro a una finzione che maschera un lavoro di fatto dipendente.

Su questo preoccupa la recente “Riforma Fornero” del mercato del lavoro, che non definisce per professionisti come i giornalisti freelance un limite certo per individuare i caratteri della subordinazione: temo che parecchi precari saranno costretti, per vedere riconosciuti i loro diritti, a ricorrere all’alea di un giudizio di fronte al giudice, nelle more del quale saranno comunque messi fuori dal mondo del lavoro per aver “osato” rivolgersi al magistrato.

Di fronte a questo panorama, occorre una risposta unitaria di tutta la categoria: non è più possibile pensare di poter ragionare a compartimenti stagni, per categorie talvolta contrapposte per interessi enecessità di tutele. Per questo, occorre pensare anche a una nuova forma di rappresentanza negli organismi sindacali che tenga in considerazione le peculiarità dei lavoratori precari e freelance.

Il nostro limite come categoria è quello di parlare spesso solo fra di noi delle nostre cose, mentre la tutela del lavoro giornalistico è una questione di interesse generale: l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo; ma se chi opera nell’informazione è costretto a fare il suo lavoro in maniera precaria e sotto ricatto, come può esercitare la propria sovranità il popolo? Siamo in grado di aprire nel Paese una vertenza-informazione, coinvolgendo anche la società civile e le associazioni dei consumatori, partendo dal presupposto che un’informazione precaria e sotto ricatto è un “vulnus” per la democrazia?

Su questo aspetto la Carta di Firenze è un punto di non ritorno culturale per la nostra categoria. Per permetterne la piena applicazione, l’importante è non considerarla solo sotto l’aspetto repressivo, ma soprattutto sotto l’aspetto propositivo di nuove relazioni all’interno della categoria. Porto a questo proposito un esempio che viene dal mio sindacato regionale, l’Associazione stampa romana. Ai nostri Cdr abbiamo sottoposto un documento che è una sorta di “decalogo” che parte proprio dalla Carta e dall’art. 34 del contratto di lavoro per proporre un modello di rappresentanza dei precari nei Cdr e la costituzione di coordinamenti di testata per i collaboratori. L’Asr, qualora i colleghi precari abbiano problemi ad esporsi per possibili ricatti dei propri datori di lavoro, è disponibile a rappresentarli nei Cdr con propri rappresentanti coperti da mandato sindacale.

Sempre sul fronte sindacale, la prossima aperura dei lavori della commissione contratto Fnsi deve vedere come uno degli elementi fondamentali della nostra piattaforma una riscrittura di alcune norme. Penso all’art. 2, fondamentale in una professione dove esplodono i co.co.co. in maniera anomala. Ma penso anche all’art. 12, che andrebbe riscritto in funzione della necessità di prevedere la regolamentazione del telelavoro.

Un altro punto dirimente del nostro impegno deve essere l’impegno per l’approvazione della legge sull’equo compenso. Credo, però, che questo impegno debba essere collegato alla riscrittura delle norme della legge professionale del 1963, che non prevede e tutela la figura del giornalista libero professionista. Una nuova legge professionale deve secondo me anche prevedere la particolarità che distingue i giornalisti freelance dagli altri liberi professionisti: questi ultimi si relazionano per lavoro con privati cittadini, mentre noi lavoriamo principalmente con aziende, spesso molto gradi. E’ una disparità di “potere contrattuale” che la legge deve considerare.

Penso che incontri come questo di Palermo siano fondamentali: dobbiamo organizzarci per dare forma e idee alla rappresentanza delle decine di migliaia di giornalisti precari e freelance. Personalmente, auspico che iniziative simili siano prese in tutte le regioni. E do la mia personale disponibilità ad essere presente insieme ai colleghi e alle colleghe che vivono nei territori sulla loro pelle le criticità più diverse.


Liberalizzazioni: come potrebbe cambiare il mondo dei giornalisti…

di Marta Piselli

Quaderni, marzo 2012

Giovedì 30 giugno alle ore 20.30

appuntamento davanti alla Associazione Stampa Romana

piazza della Torretta 36

Pierpaolo FaggianoDi precariato si può anche morire: la storia di Pierpaolo Faggiano insegna come dietro una parola abusata nel lessico della politica e del sindacato, ci siano storie di donne e di uomini, percorsi individuali e collettivi di fronte ai quali pretendiamo prima rispetto e poi soluzioni concrete.

Ecco perché abbiamo dato vita all’iniziativa “Per non morire più di lavoro”. I giornalisti freelance e collaboratori dell’Associazione stampa romana organizzano una fiaccolata in ricordo di Pierpaolo Faggiano, giornalista precario 41enne della provincia di Brindisi suicidatosi nei giorni scorsi.

L’appuntamento è per giovedì 30 giugno alle ore 20.30 davanti alla sede dell’ Associazione Stampa Romana, piazza della Torretta 36. Il corteo si muoverà poi alla volta di piazza Montecitorio, attraverso via Campo Marzio e via Uffici del Vicario, per terminare di fronte alla Camera dei Deputati. Hanno aderito la segreteria dell’Asr, la consulta dei Freelance e dei collaboratori dell’Asr, la Commissione regionale Lavoro Autonomo del Lazio, la Commissione Nazionale lavoro autonomo e la Federazione Nazionale della Stampa.

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Fonte: comunicato dell’Associazione stampa romana


Pieno sostegno alle decisioni dalla Giunta Di Tommaso

SanitàLe forze politiche del centrosinistra di Frascati prendono atto con soddisfazione della decisione del Pdl locale di aderire alle mobilitazioni già in atto da mesi - per iniziativa di partiti, cittadini e operatori sanitari - per la difesa dell’ospedale cittadino, contro gli scriteriati tagli alla sanità pubblica decisi dalla governatrice del Lazio, Renata Polverini.

L’ospedale di Frascati è un importante presidio territoriale per un bacino di utenza di 80 mila abitanti, il cui pronto soccorso opera ben 34 mila interventi l’anno e non può essere soppresso, come invece vorrebbe la Polverini. Manifestando finalmente a difesa dei lavoratori della sanità pubblica e dei cittadini, oggi i rappresentanti del Pdl dimostrano di voler finalmente mettere da parte la propaganda politica e di aderire alle iniziative di mobilitazione decise da mesi dal Consiglio comunale di Frascati.

Coerentemente con quella decisione, il Sindaco Stefano Di Tommaso, sostenuto dalle forze politiche e dai consiglieri comunali del centrosinistra, ha presentato un ricorso contro il piano della Polverini, che intenderebbe chiudere il pronto soccorso di Frascati, moderno e recentemente ristrutturato spendendo oltre un milione di euro di soli pubblici.

Il centrosinistra di Frascati chiede anche alla Polverini di dire parole certe sulle prospettive di rinnovo del contratto di lavoro dei tanti precari che assicurano il funzionamento della sanità pubblica e rendono efficiente l’ospedale di Frascati.

Il Pdl oggi ha finalmente rotto gli indugi e si unisce alla battaglia contro il piano Polverini. Le forze politiche del centrosinistra, che fin dal primo momento hanno portato la mobilitazione dei frascatani sotto le finestre degli uffici della governatrice del Lazio partecipando a una grande manifestazione di tutti i Sindaci del territorio, confidano che da oggi la battaglia per la difesa della sanità pubblica possa vedere uniti tutti i partiti al fianco dei cittadini, degli operatori sanitari e della Giunta Di Tommaso.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

«La morte improvvisa del collega genovese fotoreporter Antonio “Micche” Ferretti, trovato senza vita nella sua auto mentre tornava a casa dopo aver seguito la partita Genoa-Fiorentina, è emblematica dello stress e delle preoccupazioni che accompagnano drammaticamente, oggi più che mai, i free lance. La condizione dei precari giornalisti non può più essere affrontato dalle istituzioni e dalla politica a suon di convegni e pompose analisi sociologiche. La scomparsa drammatica del collega “Micche” è l’esemplificazione di quanto la battaglia per la sopravvivenza professionale in questo settore e lo stress, per la forte riduzione del reddito e per la dignità professionale calpestata, siano stati - senza ombra di dubbio - la causa prima di questa vera e propria ‘morte bianca’.

Tutto ciò paradossalmente conferma la denuncia ed il senso della lunga battaglia del Sindacato dei giornalisti. Ma non si può però andare avanti così. Le controparti datoriali negano, nella latitanza delle legge, il sacrosanto dovere di garantire compensi equi e diritti sociali certi a questi lavoratori. La politica, dunque, è chiamata ad adottare le misure indispensabili ed urgenti per garantire redditi minimi e coperture sociali degne di questo nome.

La Fnsi ricorda con commozione e amarezza il collega “Micche” e si stringe attorno alla famiglia e al suo dolore».

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