È da molto tempo che il dibattito politico, più che sui contenuti dei provvedimenti di legge da prendere per affrontare e risolvere alcuni nodi fondamentali per la vita quotidiana di parecchie persone, si avviluppa intorno a proclami di principio, formule di governo e alleanze, leadership sempre più costruite intorno al “culto della personalità”, proteste contro una indistinta classe politica che, sebbene colgano il senso del giusto malessere degli italiani verso chi ha avuto responsabilità nello sfascio morale e finanziario degli ultimi anni e quindi raccolgano ampio consenso, nella loro indeterminatezza finiscono spesso per non colpire nel giusto segno e quindi rimangono inefficaci.

Anche in occasione dell’attuale crisi di governo, il dibattito sui contenuti e sui provvedimenti è rimasto totalmente assente. Non intendo qui entrare nel merito di motivazioni e significato politico della defenestrazione di Enrico Letta e dell’irresistibile ascesa di Matteo Renzi: su modalità, tempi, ruolo fondamentale dei mass media (e dei gruppi finanziari che li sostengono), significato politico della scalata al governo da parte del sindaco fiorentino occorrerebbe dedicare molto tempo e un’analisi molto più approfondita.

Al di là, però, delle opinioni che ognuno può avere di quanto successo nella singolar tenzone per Palazzo Chigi, è un dato di fatto, a mio avviso, che la crisi politica che essa ha determinato poteva e doveva essere un’occasione per inserire nel dibattito quelle idee su reali iniziative di riforma legislativa che ogni governo, ogni partito, ogni persona che si occupa della “res publica” dovrebbe avere come principale punto di riferimento. Penso che quindi sia compito di ognuno di noi cercare, per come può, di introdurre nel dibattito, in ogni luogo, le proprie idee al riguardo, sulla base della propria esperienza e delle proprie competenze.

Non ho la pretesa, dal mio parziale e limitato punto di osservazione, di poter offrire un quadro completo ed esauriente di idee su cui promuovere il dibattito. Ma penso che le proprie idee su progetti legislativi e azione politica per affrontare quei nodi di cui dicevo all’inizio sia dovere di ognuno esporle.

Penso che vadano urgentemente poste nel dibattito politico alcune proposte su lavoro, pensioni e servizio pubblico radiotelevisivo che credo si possano sintetizzare in quattro punti.

- Equo compenso dei lavoratori precari

I principi contenuti nell’art. 36 della Costituzione - sull’equità e la dignità della retribuzione del lavoratore - possono trovare l’applicazione che non hanno mai avuto finora con una legge. Tale normativa dovrebbe stabilire che, ai lavoratori ai quali vengono applicate le (troppe) forme di rapporti di collaborazione oggi (purtroppo) previste, non possa essere corrisposto un compenso (oltre agli oneri sociali) inferiore, su base oraria, a quello previsto per il lavoratore subordinato dalla contrattazione collettiva di settore e alla eventuale contrattazione integrativa aziendale e/o territoriale.

Il rispetto da parte delle aziende di questa normativa, che tenderebbe a porre un freno, almeno dal punto di vista economico, alle conseguenze della proliferazione dei contratti precari, perché possa essere garantito dovrebbe essere posto come strumento essenziale affinché le aziende possano accedere a forme di sgavio fiscale, legate anche a investimenti nel campo dell’innovazione e dell’ampliamento dell’offerta di lavoro.

- Tutela del precariato intellettuale

Si parla spesso della “fuga dei cervelli” dall’Italia. Una motivazione di questo impoverimento del nostro Paese di menti e di eccellenze, oltre a corruzione e nepotismo, è data dall’utilizzo precario del lavoro intellettuale. La proliferazione delle partite Iva tra i giovani laureati, ma anche tra coloro che in età più avanzata si trovano a perdere il proprio lavoro, non corrisponde a un reale sviluppo dell’imprenditoria individuale: spesso è consegenza di un vero e proprio ricatto che subisce chi, pur di lavorare, è costretto a formalizzare una libera professione anche dove l’utilizzo del lavoratore da parte dell’azienda è fatto sostanzialmente alla stessa stregua del lavoro dipendente.

La “riforma Fornero” è intervenuta in maniera insufficiente, tra le altre cose, anche sul precariato intellettuale. Gli iscritti agli Ordini professionali, infatti, sono eslcusi, senza alcuna distinzione, dalla possibilità di vedersi riconosciuto il diritto alla conversione del proprio contratto in lavoro subordinato, così come invece riconosciuto alle altre “false partite Iva”. La legge va corretta con una norma che permetta l’applicazione dello strumento di garanzia anche ai lavoratori iscritti ad Ordini professionali, qualora vengano nei fatti costretti ad aprire una partita Iva avendo come monocommittente un’azienda alle cui dipendenze vi siano lavoratori con le stesse mansioni o che impieghino in generale lavoratori subordinati o parasubordinati.

- Revisione della legge 335/95 (riforma Dini delle pensioni)

Introducendo il calcolo interamente contributivo e coefficienti di trasformazione del montante contributivo corretti annualmente sull’aspettativa di vita, l’attuale sistema previdenziale sta condannando intere generazioni di lavoratori (soprattutto con rapporti precari e scarsamente remunerati, ma non solo loro) a un futuro di indigenza. Una riforma della previdenza obbligatoria è urgente e necessaria: l’obiettivo della riforma Dini era di mantenere i conti del sistema previdenziale in ordine (ognuno mette da parte oggi ciò con cui dovrà vivere domani quanto sarà in pensione), ma oggi rischiamo, con bassi redditi e lavori saltuari, di avere un sistema previdenziale formalmente in ordine e gente che muore di fame.

E’ possibile correggere il sistema di calcolo delle rivalutazioni annuali e i coefficienti di trasformazione sui montanti contributivi introducendo meccanismi solidaristici sulle alte retribuzioni (come succede per esempio in Svezia, anche se mi rendo conto che da noi questo vuol dire parlare di un altro pianeta) e interventi della fiscalità generale (facendo pagare le tasse a tutti, ovviamente, e possibilmente anche sui patrimoni e non solo sul lavoro) per la creazione di forme di welfare per i lavoratori precari.

- Riforma della governance della Rai

Il sistena radioteleviso pubblico è lo specchio nel quale si riflette ogni popolo. È da esso che nascono i modelli di vita e principalmente attraverso esso si forma l’opinione pubblica. Se davvero si vuole perseguire l’obiettivo di sconfiggere le “lottizzazioni” che tanto male fanno all’economia e al libero sviluppo culturale e sociale del nostro Paese, occorre un sistema di selezione dei componenti del massimo organo di governo della Rai che dia maggiore autonomia al servizio pubblico rispetto al governo e, in generale, al potere politico, prevedendo la partecipazione anche dell’utenza e dei lavoratori.

Un modello di governance che potrebbe essere garantito da una tripartizione della scelta dei membri del consiglio di amministrazione della Rai. Se ne potrebbero eleggere nove, tre per ognuna delle tre categorie quali: il Parlamento, i lavoratori e gli abbonati.

Il Parlamento in seduta comune potrebbe eleggere i propri rappresentanti a maggioranza semplice con voto limitato a un candidato (una regolamentazione che garantirebbe una rappresentanza alle minoranze). La quota di consiglieri dei lavoratori della Rai potrebbe essere assicurata dalla presentazione di candidature individuali, sui quali i dipendenti del servizio pubblico (anche quelli titolari di contratti a termine) si esprimerebbero con un voto. Possibilità di candidature individuali anche per quanto riguarda i consumatori/utenti. L’elezione, come succede già per altri organismi di altri enti, potrebbe svolgersi attraverso un sistema di voto elettronico, garantito da un meccanismo di sicurezza informatica simile a quelli già in uso altrove, da parte degli abbonati in regola con il pagamento del canone. Gli elettori/eleggibili sarebbero identificati attraverso una “card dell’abbonato”, utilizzabile anche per servizi offerti dalla Rai agli utenti, con username e password personalizzati.

Sono solo alcune proposte, che nascono da un punto di osservazione limitato e sicuramente opinabili. Ma vogliono aprire un dibattito, che sicuramente manca nel confronto politico di questi giorni e che potrebbe arricchirsi con diverse idee che nascano delle esperienze e dalle competenze di ognuno di noi. Un dibattito di cui io personalmente sento fortemente l’esigenza e al quale vorrei poter contribuire con idee ed energie.

Massimo Marciano

Renzi è apertamente contrario al finanziamento pubblico dei partiti, che sia però abbinato a una stringente regolamentazione e a un controllo indipendente autorevole e pubblico sulla rendicontazione. La “privatizzazione” della politica lascerebbe spazio solo a chi può contare sull’appoggio dei grandi poteri economici. Questa strana coppia (ma è poi veramente “strana” conoscendo le idee renziane?) non è che l’inizio delle “prove tecniche” di matrimonio politica- finanza.

E’ a questi “sposi” che vogliono affidare il Paese gli italiani che hanno il problema di arrivare a fine mese? Se la politica potrà essere fatta solo con i grandi finanziatori privati, chi potrà mai adeguatamente rappresentare i diritti di chi non ha alle spalle il potere del grande capitale?

Massimo Marciano 

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2013/1-giugno-2013/-renzi-briatore-pranzo-segreto-2221436388626.shtml?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook

IERI A FIRENZE

Renzi-Briatore, strana coppia a pranzo

Il Rottamatore e l’imprenditore si incontrano a tavola per parlare di politica insieme al manager di Benigni Lucio Presta. «Il sindaco? Lo voterei al 100%»

FIRENZE - Che ci facevano a pranzo insieme Matteo Renzi e Flavio Briatore? Venerdì, a Firenze, il (post) Rottamatore e il manager bon viveur hanno chiacchierato a lungo, gustando pesce in un noto ristorante della città. I due pare non si conoscessero di persona: a organizzare l’incontro ci ha pensato Lucio Presta (anche lui a tavola), manager di Roberto Benigni, in ottimi rapporti con Renzi, che anche quest’estate (dal 20 luglio al 6 agosto) ospiterà il comico toscano in piazza Santa Croce, dove tornerà a cantare la Divina Commedia.

A TAVOLA - Oltre che discutere di politica, non è escluso che il manager si sia offerto di dare una mano (economica) all’attività politica del sindaco-aspirante-premier. Una strana coppia a tavola, proprio nel momento in cui Renzi sta andando a caccia di consensi a sinistra, mentre Briatore dal «rosso» è sempre stato a debita distanza. Però, al fondatore del Billionare, il Rottamatore «piace perché combatte le vecchie mummie». E poi: «Renzi? Finalmente uno che dice cose normali: se si candidasse premier lo voterei al 100%».

Claudio Bozza
claudio.bozza@rcs.it
01 giugno 2013

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per favore, qualcuno spieghi a Renzi che i delegati che partecipano con i parlamentari all’elezione del Presidente della Repubblica sono, a norma della Costituzione, scelti dai Consigli regionali e sono, appunto, delegati delle Regioni, intese come istituzioni.

E’ vero che non è esplicitamente vietato che un Consiglio regionale elegga come delegato una persona che non è consigliere regionale, ma allo stesso modo il recente Conclave avrebbe potuto anche eleggere Papa me, perché anche io ho i requisiti previsti per essere eletto Pontefice. Ma non per questo io ho contestato l’elezione di un cardinale, avvenuta anche l’ultima volta come abitualmente succede.

Massimo Marciano

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20130410_164709.shtml

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/10/news/pd_bersani_renzi_no_grande_elettore-56346319/

Interessante analisi costituzionale e politica:

http://www.unita.it/italia/sindaco-delegato-e-un-anomalia-br-ecco-perche-renzi-non-e-elettore-1.494590

Primarie Frascati centro«In un momento di difficoltà per la politica e per il Paese intero, la notevole affluenza degli elettori del centrosinistra alle primarie di ieri rappresenta una manifestazione di volontà di partecipazione e di riappropriazione degli strumenti di democrazia diretta che l’intera classe politica non può ignorare. Il netto consenso ottenuto da Nichi Vendola anche a Frascati, dove supera abbondantemente il già positivo dato nazionale, dimostra cha la sinistra è un’opzione culturale e politica dalla quale il centrosinistra non può prescindere, né può marginalizzarla, per il buon governo della nostra città come per quello dell’intero Paese. È il momento che si dimostri di voler superare ambiguità e indecisioni e che si scelga di stare senza se e senza ma dalla parte di chi lotta per il lavoro e i diritti sociali, contro la precarietà e lo strapotere della finanza, per la politica costruita con la partecipazione e contro le alchimie dei gruppi e delle correnti. È questa una scelta che ci aspettiamo venga chiaramente espressa dai nostri alleati, in Italia come nella nostra Frascati, e se così sarà il nostro impegno non mancherà».

Questo è il commento a caldo del coordinatore politico comunale di Frascati di Sinistra Ecologia Libertà, Massimo Marciano, all’indomani delle elezioni primarie del centrosinistra, che a Frascati hanno portato a votare 1.364 elettori del centrosinistra.

«Nella nostra città - dice Marciano - Vendola ha raccolto il 18,74% dei consensi: un risultato che supera abbondantemente il dato nazionale, con una punta del 22,50% nel quartiere di Cocciano e un netto 20,22% nel centro urbano. A Frascati si conferma quindi che la sinistra è necessaria per assicurare il buon governo della città. Pensiamo, infatti, che la politica non possa essere quella che cerca le alchimie delle intese nelle sedi istituzionali pensando che questo le porti il consenso dei cittadini, ma debba essere l’esatto inverso: un governo della nostra città forte e autorevole, nel rispetto delle istanze e delle necessità manifestate dai cittadini, può sicuramente determinare anche nelle sedi istituzionali la forza e la coesione del centrosinistra».

Frascati, 26 novembre 2012

I risultati delle primarie a Frascati

Votanti: 1.364

Voti validi: 1.361

Schede nulle: 3

Bersani: 571 voti (41,95%)

Renzi: 474 voti (34,84%)

Vendola: 255 voti (18,47%)

Puppato: 38 voti (2,79%)

Tabacci: 23 voti (1,69%)

I risultati divisi per seggio elettorale

Seggio 1 (Frascati centro)

Votanti: 823

Voti validi: 821

Schede nulle: 2

Bersani: 344 voti (41,90%)

Renzi: 271 voti (33,01%)

Vendola: 166 voti (20,22%)

Puppato: 25 voti (3,04%)

Tabacci: 15 voti (1,83%)

Seggio 2 (Cocciano)

Votanti: 241

Voti validi: 240

Schede nulle: 1

Bersani: 105 voti (43,75%)

Renzi: 71 voti (29,58%)

Vendola: 54 voti (22,50%)

Puppato: 6 voti (2,50%)

Tabacci: 4 voti (1,67%)

Seggio 3 (Vermicino)

Votanti: 300

Voti validi: 300

Renzi: 132 voti (44,00%)

Bersani: 122 voti (40,67%)

Vendola: 35 voti (11,67%)

Puppato: 7 voti (2,33%)

Tabacci: 4 voti (1,33%)

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