In un Paese “normale” oggi non ci sarebbero dubbi: una coalizione, ovvero il centrosinistra, ha ottenuto il maggior numero di voti sia alla Camera sia al Senato e quindi dovrebbe avere il diritto/dovere di governare. Ma siamo in un Paese dove negli ultimi vent’anni le necessità generali sono state umiliate con leggi “ad personam” e così abbiamo una legge elettorale, non a caso soprannominata “porcellum”, fatta per creare confusione al Senato (fu approvata dal centrodestra apposta a poche settimane dalle elezioni in cui ci si aspettava una chiara vittoria del centrosinistra, non dimentichiamolo).

In questa situazione, spetta al centrosinistra, come coalizione con il maggior numero di voti, proporre un governo al Paese, con un programma che - come nelle intenzioni manifestate da Sinistra Ecologia Libertà già in campagna elettorale - punti a riscrivere nei primissimi mesi alcune norme fondamentali:

- una nuova legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere chiaramente non solo tra le coalizioni ma anche tra i candidati;

- una legge che risolva finalmente il conflitto di interessi che ha avvelenato la politica negli ultimi vent’anni;

- una legge anti-corruzione che definisca chiaramente i limiti per potersi candidare a qualunque livello in occasione delle consultazioni elettorali;

- una legge che elimini i “costi accessori” della politica, che di fatto raddoppiano o triplicano addirittura lo stipendio base di un eletto;

- nuove norme per la tutela della stabilità del lavoro, sgravi per le aziende che assumono e investono in innovazione, reddito minimo di cittadinanza, compensi minimi equi per chi lavora, come prevede l’art. 36 della Costituzione;

- una fiscalità trasparente e fortemente progressiva, che porti i detentori di alti redditi e di grandi patrimoni a contribuire al bene comune di questo Paese, alleviando così il peso che fino ad oggi hanno sostenuto principalmente lavoratori e pensionati.

Su questi impegni immediati e su un programma di rilancio serio della credibilità delle istituzioni di questo Paese, sarà compito del governo che dovrà proporre il centrosinistra trovare i consensi in Parlamento. E su questi impegni, penso che si possa trovare il consenso di chi vuole veramente innovare l’Italia - mettendo la parola fine alle disastrose politiche di Berlusconi e di Monti - anche al Senato, dove peraltro il Regolamento impone scelte chiare a ogni senatore: a Palazzo Madama anche l’astensione è considerata, ai fini del conteggio della maggioranza, come un voto negativo; quindi chi vuole innovare veramente il Paese e mettersi alle spalle le stagioni di Berlusconi e di Monti non potrà, e sono sicuro che non vorrà, sottrarsi all’impegno di dire sì a questo dovere.

Perché ora è finito il tempo dei proclami elettorali e deve iniziare il tempo degli impegni concreti e delle responsabilità dirette per il bene delle persone che stanno soffrendo le conseguenze di una crisi, che è certamente economica, per le conseguenze di una finanza esasperata che ha travolto l’economia reale, ma è anche la crisi di valori in cui ci hanno fatto precipitare i vent’anni di berlusconismo e i troppi mesi delle politiche depressive di Monti, dai quali oggi abbiamo l’opportunità di uscire.

E’ un impegno che coinvolge in prima persona ognuno di noi - primi fra tutti i nuovi parlamentari, uno per uno - che ora è chiamato ad esprimere un sì o un no a un programma di serio cambiamento.