La rappresentazione plastica di quello che è successo nella politica italiana nei tre giorni che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica sta tutta in quella risata con cui Silvio Berlusconi, attorniato dalla sua corte come nei giorni migliori, ha accolto nell’aula di Montecitorio il raggiungimento del quorum del vecchio-neo presidente. E’ lui l’unico vincitore di questa partita, riesumato dopo la frana elettorale che l’aveva sepolto e ora titolare di una pesante ipoteca sul Quirinale: quello di oggi e soprattutto quello destinato ad ospitare il prossimo presidente.

Torna il vecchio Caimano e mette a nudo improvvisamente la incapacità di tutti gli altri protagonisti di questa prima fase post-elettorale. Pierluigi Bersani, senza dubbio, che in tre giorni, dopo aver mantenuto per un mese e mezzo una linea coerente con quella con cui si è presentato alle elezioni, è riuscito nell’impresa da record (un giorno, forse, nelle sue memorie ci spiegherà il recondito perché di questa sua metamorfosi) di distruggere contemporaneamente la sua coalizione e il suo partito.

Ma anche Beppe Grillo. Nonostante cerchi con i suoi soliti proclami di assegnarsi una vittoria che nei fatti non c’è e ora si è invece autorelegato ai margini pur con tutti i suoi parlamentari, Grillo con il suo testardo isolazionismo politico ha perso l’occasione, 45 giorni fa, di dettare le sue condizioni al governo che poteva nascere. Ha nei fatti permesso così che la situazione impantanata producesse quello che un mese e mezzo fa lui aveva il potere di evitare, ovvero il governo di larghe intese e quindi la cementificazione di quella classe politica che voleva scardinare. A meno che non fosse invece questa la sua reale intenzione (ma certo non quella dei suoi elettori): non lasciarsi invischiare nelle responsabilità di governo e vivere di rendita sulla protesta popolare. Alla faccia del rinnovamento e della risoluzione dei problemi drammatici che vivono milioni di persone.

Ma il bis di Napolitano nasconde anche, come si diceva, una pesante ipoteca sul Quirinale e sul Paese da parte del Caimano. Al netto delle valutazioni di merito sull’operato del presidente uscente-rientrante, la cui visione politica è chiara espressione di quelle larghe intese perseguite prima con il governo Monti, fortemente da lui voluto (anche con una istituzionalmente incomprensibile nomina a senatore a vita), e poi con un mancato incarico governativo a un esponente della maggioranza relativa di centrosinistra, in attesa di un lavoro dei “saggi” di cui non sono ancora chiari i contorni costituzionali e politici.

Al netto di queste valutazioni, quindi, l’avventatezza della gioiosa esultanza dei grandi elettori del Pd alla proposta dello storico bis presidenziale, formalmente coerente con la lettera della Costituzione ma forzatamente innovativo di una prassi che trovava la sua giustificazione nella logica democratica, sta nella circostanza che è del tutto naturale prevedere che il rinnovato presidente non abbia l’intenzione di arrivare al termine naturale del mandato, festeggiando ancora al Quirinale il suo 95° compleanno. Logico è supporre che il secondo mandato accompagni Napolitano alla soglia delle 90 primavere e che quindi tra un paio d’anni al massimo lo stesso presidente possa porre la questione della sua successione presentando le sue dimissioni.

Due anni sono un tempo sufficiente per far sì che, o con l’approvazione di una nuova legge elettorale o per consunzione di una maggioranza eterogenea come quella che, rieletto Napolitano, si appresta a dare un governo al Paese, ci siano nuove elezioni e un nuovo parlamento. Nel quale, con la dissoluzione del centrosinistra e il logoramento cuocendo nel proprio bordo isolazionista del Movimento 5 stelle, la palla della partita politica torni a lui: il redivivo e immarcescibile Caimano. Che a questo punto, fra un paio d’anni, potrebbe avere i numeri per coronare il suo sogno: attivare l’ipoteca che ha iscritto ieri sul Quirinale. E quindi sul Paese.

Un capolavoro, insomma, è stato per lui ciò che si è consumato in questi ultimi tre giorni a Montecitorio.

C’è una strada per non morire berlusconiani? Una, stretta ma necessaria. Ripartire dalla base: quella dei militanti del Pd, che hanno fino a ieri sinceramente creduto nel progetto di un soggetto che non è mai stato partito ma solo confederazione di correnti e conventicole, e quella di quei militanti della sinistra che in quel progetto non si sono mai riconosciuti, pur credendo sempre nel valore dell’incontro e dell’alleanza. Se sapremo raccogliere queste energie e amalgamarle in un progetto che sappia parlare alle persone, ma anche ascoltarle e farle partecipare alla costruzione di un modello culturale (prima ancora che di un partito) alternativo a quello rappresentato dalle oligarchie che si apprestano a ri-governare l’Italia, il Caimano rimarrà solo un film del nostro passato.

Massimo Marciano

Frascati, Villa Aldobrandini

Uscire definitivamente dal lungo periodo politico di conflitti istituzionali, personalismi, distacco tra eletti da una parte e cittadini, militanti e partiti politici dall’altra. Un periodo caratterizzato dalla pesante influenza del berlusconismo e delle politiche liberiste dei governi di centrodestra, che hanno guidato l’Italia per oltre otto degli ultimi dieci anni, determinando la situazione di crisi economica in cui si trova ora il Paese e affossando le capacità di intervento sul loro territorio degli Enti locali.

Un’influenza che è stata non solo politica, ma anche culturale. Un distacco tra eletti ed elettori nel quale è caduto talvolta anche il centrosinistra, nel Paese come nelle nostre comunità locali, a cui spetta ora proporre una nuova cultura nell’esercizio dell’amministrazione pubblica e nella costruzione di un nuovo modello di politica.

Intorno a questi temi si è svolto a Frascati un incontro fra la segreteria del Circolo cittadino del Partito democratico e il coordinamento comunale di Sinistra Ecologia Libertà. Si tratta della prima di una serie di riunioni congiunte con le quali si è deciso di compiere un percorso comune.

Al termine dell’incontro, il segretario cittadino del Pd, Alessio Ducci, e il coordinatore comunale di Sel, Massimo Marciano, con una dichiarazione congiunta hanno annunciato la volontà di convocare a breve gli Stati generali del centrosinistra di Frascati: un’occasione di confronto pubblico nel quale partiti, movimenti, organizzazioni sociali, donne e uomini che si richiamano ai valori del centrosinistra trovino un luogo da cui far partire un rinnovamento della rappresentanza politica e dei programmi che, a cominciare dalla nostra comunità cittadina, possano contribuire a costruire un percorso condiviso nell’intero Paese.

Fonte: comunicato stampa del 11 aprile 2013

In un Paese “normale” oggi non ci sarebbero dubbi: una coalizione, ovvero il centrosinistra, ha ottenuto il maggior numero di voti sia alla Camera sia al Senato e quindi dovrebbe avere il diritto/dovere di governare. Ma siamo in un Paese dove negli ultimi vent’anni le necessità generali sono state umiliate con leggi “ad personam” e così abbiamo una legge elettorale, non a caso soprannominata “porcellum”, fatta per creare confusione al Senato (fu approvata dal centrodestra apposta a poche settimane dalle elezioni in cui ci si aspettava una chiara vittoria del centrosinistra, non dimentichiamolo).

In questa situazione, spetta al centrosinistra, come coalizione con il maggior numero di voti, proporre un governo al Paese, con un programma che - come nelle intenzioni manifestate da Sinistra Ecologia Libertà già in campagna elettorale - punti a riscrivere nei primissimi mesi alcune norme fondamentali:

- una nuova legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere chiaramente non solo tra le coalizioni ma anche tra i candidati;

- una legge che risolva finalmente il conflitto di interessi che ha avvelenato la politica negli ultimi vent’anni;

- una legge anti-corruzione che definisca chiaramente i limiti per potersi candidare a qualunque livello in occasione delle consultazioni elettorali;

- una legge che elimini i “costi accessori” della politica, che di fatto raddoppiano o triplicano addirittura lo stipendio base di un eletto;

- nuove norme per la tutela della stabilità del lavoro, sgravi per le aziende che assumono e investono in innovazione, reddito minimo di cittadinanza, compensi minimi equi per chi lavora, come prevede l’art. 36 della Costituzione;

- una fiscalità trasparente e fortemente progressiva, che porti i detentori di alti redditi e di grandi patrimoni a contribuire al bene comune di questo Paese, alleviando così il peso che fino ad oggi hanno sostenuto principalmente lavoratori e pensionati.

Su questi impegni immediati e su un programma di rilancio serio della credibilità delle istituzioni di questo Paese, sarà compito del governo che dovrà proporre il centrosinistra trovare i consensi in Parlamento. E su questi impegni, penso che si possa trovare il consenso di chi vuole veramente innovare l’Italia - mettendo la parola fine alle disastrose politiche di Berlusconi e di Monti - anche al Senato, dove peraltro il Regolamento impone scelte chiare a ogni senatore: a Palazzo Madama anche l’astensione è considerata, ai fini del conteggio della maggioranza, come un voto negativo; quindi chi vuole innovare veramente il Paese e mettersi alle spalle le stagioni di Berlusconi e di Monti non potrà, e sono sicuro che non vorrà, sottrarsi all’impegno di dire sì a questo dovere.

Perché ora è finito il tempo dei proclami elettorali e deve iniziare il tempo degli impegni concreti e delle responsabilità dirette per il bene delle persone che stanno soffrendo le conseguenze di una crisi, che è certamente economica, per le conseguenze di una finanza esasperata che ha travolto l’economia reale, ma è anche la crisi di valori in cui ci hanno fatto precipitare i vent’anni di berlusconismo e i troppi mesi delle politiche depressive di Monti, dai quali oggi abbiamo l’opportunità di uscire.

E’ un impegno che coinvolge in prima persona ognuno di noi - primi fra tutti i nuovi parlamentari, uno per uno - che ora è chiamato ad esprimere un sì o un no a un programma di serio cambiamento.

Mentre perdura da tempo una grave crisi economica - che ha portato anche a una drastica riduzione dei trasferimenti finanziari dallo Stato ai Comuni - e mentre i cittadini reclamano giustamente dalla politica attenzione ai problemi concreti delle persone abbandonando le vecchie alchimie degli accordi sottobanco fra gruppi e correnti, il centrosinistra che amministra molte città - com’è a Frascati - e che si candida autorevolmente a governare l’Italia non può accettare di barattare le scelte sulle priorità e sul lavoro amministrativo con compromessi fra correnti di partito, gruppi e pressioni individualistiche.

È per questo che con rammarico, ma con senso di responsabilità verso i cittadini e lealtà per le istituzioni, le forze politiche del centrosinistra di Frascati prendono atto della decisione di tre consiglieri comunali - fra i quali un ex assessore che ha amministrato la nostra città negli ultimi quattro anni - di abbandonare la coalizione e il gruppo consiliare del Pd, andando di fatto a schierarsi con l’opposizione.

Siamo convinti di aver preso la decisione giusta per la città:

abbiamo detto no

alle rendite di posizione, ai personalismi, ai compromessi fatti nelle segrete stanze pur di governare a qualunque costo,

abbiamo detto sì

alla trasparenza e alla buona politica che si occupa dei problemi concreti delle persone, che oggi soffrono tutto il peso della crisi economica.

Con altrettanto rammarico abbiamo vissuto negli ultimi mesi gli atteggiamenti altalenanti dei tre consiglieri che - tra uscite dall’aula che hanno fatto mancare il numero legale e distinzioni non adeguatamente motivate rispetto agli altri consiglieri di maggioranza - hanno di fatto costituito un atteggiamento ostruzionistico che rischiava di paralizzare il lavoro amministrativo. Riteniamo che quanto accaduto nell’ultimo consiglio comunale faccia quindi chiarezza.

Noi pensiamo che ora l’unica sede nella quale possa verificarsi se esistano le condizioni per assicurare alla città di Frascati un governo certo e autorevole sia quella istituzionale: il consiglio comunale. Non certo le segrete stanze.

Chiediamo quindi al Sindaco Stefano Di Tommaso di individuare gli interventi amministrativi urgenti e irrinunciabili, per il bene della città e dei frascatani, da realizzare nell’ultima fase di questa consigliatura e di scegliere la squadra di governo che ritiene più autorevole e capace di portare a compimento questo programma di fine mandato. E di sottoporli poi alla valutazione del consiglio comunale, come atto di trasparenza e di rispetto per le istituzioni e i cittadini.

Primarie Frascati centro«In un momento di difficoltà per la politica e per il Paese intero, la notevole affluenza degli elettori del centrosinistra alle primarie di ieri rappresenta una manifestazione di volontà di partecipazione e di riappropriazione degli strumenti di democrazia diretta che l’intera classe politica non può ignorare. Il netto consenso ottenuto da Nichi Vendola anche a Frascati, dove supera abbondantemente il già positivo dato nazionale, dimostra cha la sinistra è un’opzione culturale e politica dalla quale il centrosinistra non può prescindere, né può marginalizzarla, per il buon governo della nostra città come per quello dell’intero Paese. È il momento che si dimostri di voler superare ambiguità e indecisioni e che si scelga di stare senza se e senza ma dalla parte di chi lotta per il lavoro e i diritti sociali, contro la precarietà e lo strapotere della finanza, per la politica costruita con la partecipazione e contro le alchimie dei gruppi e delle correnti. È questa una scelta che ci aspettiamo venga chiaramente espressa dai nostri alleati, in Italia come nella nostra Frascati, e se così sarà il nostro impegno non mancherà».

Questo è il commento a caldo del coordinatore politico comunale di Frascati di Sinistra Ecologia Libertà, Massimo Marciano, all’indomani delle elezioni primarie del centrosinistra, che a Frascati hanno portato a votare 1.364 elettori del centrosinistra.

«Nella nostra città - dice Marciano - Vendola ha raccolto il 18,74% dei consensi: un risultato che supera abbondantemente il dato nazionale, con una punta del 22,50% nel quartiere di Cocciano e un netto 20,22% nel centro urbano. A Frascati si conferma quindi che la sinistra è necessaria per assicurare il buon governo della città. Pensiamo, infatti, che la politica non possa essere quella che cerca le alchimie delle intese nelle sedi istituzionali pensando che questo le porti il consenso dei cittadini, ma debba essere l’esatto inverso: un governo della nostra città forte e autorevole, nel rispetto delle istanze e delle necessità manifestate dai cittadini, può sicuramente determinare anche nelle sedi istituzionali la forza e la coesione del centrosinistra».

Frascati, 26 novembre 2012

I risultati delle primarie a Frascati

Votanti: 1.364

Voti validi: 1.361

Schede nulle: 3

Bersani: 571 voti (41,95%)

Renzi: 474 voti (34,84%)

Vendola: 255 voti (18,47%)

Puppato: 38 voti (2,79%)

Tabacci: 23 voti (1,69%)

I risultati divisi per seggio elettorale

Seggio 1 (Frascati centro)

Votanti: 823

Voti validi: 821

Schede nulle: 2

Bersani: 344 voti (41,90%)

Renzi: 271 voti (33,01%)

Vendola: 166 voti (20,22%)

Puppato: 25 voti (3,04%)

Tabacci: 15 voti (1,83%)

Seggio 2 (Cocciano)

Votanti: 241

Voti validi: 240

Schede nulle: 1

Bersani: 105 voti (43,75%)

Renzi: 71 voti (29,58%)

Vendola: 54 voti (22,50%)

Puppato: 6 voti (2,50%)

Tabacci: 4 voti (1,67%)

Seggio 3 (Vermicino)

Votanti: 300

Voti validi: 300

Renzi: 132 voti (44,00%)

Bersani: 122 voti (40,67%)

Vendola: 35 voti (11,67%)

Puppato: 7 voti (2,33%)

Tabacci: 4 voti (1,33%)

IdvModeratiPdLista Di TommasoFasSel

Dichiarazione congiunta delle forze politiche del centrosinistra di Frascati

 I partiti e movimenti politici del centrosinistra di Frascati esprimono il proprio dolore e la propria incredulità di fronte al terribile attentato avvenuto oggi alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi e di fronte alla morte della giovane ragazza rimasta vittima di questo gesto folle.

Sappiamo benissimo che non possiamo in alcun modo lenire con semplici parole il dolore che ha colpito la famiglia della ragazza defunta e le famiglie delle ragazze ferite da questo atto criminale, ma lo stesso vogliamo trasmettere un pensiero a chi ancora oggi resta colpito da una mano omicida che ricorda la stessa strategia che ha portato alla morte dei giudici Falcone e Borsellino, di Latorre, Mattarella e Dalla Chiesa in anni passati e mai dimenticati.

Colpire con questa violenza i giovani che rappresentano il futuro positivo di questo Paese rappresenta tutta la viltà che caratterizza questi atti criminali. Ora è il momento del ricordo, domani sarà il momento della coralità nel reagire a tanta sconcertante violenza.


Pieno sostegno alle decisioni dalla Giunta Di Tommaso

SanitàLe forze politiche del centrosinistra di Frascati prendono atto con soddisfazione della decisione del Pdl locale di aderire alle mobilitazioni già in atto da mesi - per iniziativa di partiti, cittadini e operatori sanitari - per la difesa dell’ospedale cittadino, contro gli scriteriati tagli alla sanità pubblica decisi dalla governatrice del Lazio, Renata Polverini.

L’ospedale di Frascati è un importante presidio territoriale per un bacino di utenza di 80 mila abitanti, il cui pronto soccorso opera ben 34 mila interventi l’anno e non può essere soppresso, come invece vorrebbe la Polverini. Manifestando finalmente a difesa dei lavoratori della sanità pubblica e dei cittadini, oggi i rappresentanti del Pdl dimostrano di voler finalmente mettere da parte la propaganda politica e di aderire alle iniziative di mobilitazione decise da mesi dal Consiglio comunale di Frascati.

Coerentemente con quella decisione, il Sindaco Stefano Di Tommaso, sostenuto dalle forze politiche e dai consiglieri comunali del centrosinistra, ha presentato un ricorso contro il piano della Polverini, che intenderebbe chiudere il pronto soccorso di Frascati, moderno e recentemente ristrutturato spendendo oltre un milione di euro di soli pubblici.

Il centrosinistra di Frascati chiede anche alla Polverini di dire parole certe sulle prospettive di rinnovo del contratto di lavoro dei tanti precari che assicurano il funzionamento della sanità pubblica e rendono efficiente l’ospedale di Frascati.

Il Pdl oggi ha finalmente rotto gli indugi e si unisce alla battaglia contro il piano Polverini. Le forze politiche del centrosinistra, che fin dal primo momento hanno portato la mobilitazione dei frascatani sotto le finestre degli uffici della governatrice del Lazio partecipando a una grande manifestazione di tutti i Sindaci del territorio, confidano che da oggi la battaglia per la difesa della sanità pubblica possa vedere uniti tutti i partiti al fianco dei cittadini, degli operatori sanitari e della Giunta Di Tommaso.

Dopo quasi due anni dalle elezioni comunali, siamo ad un punto di svolta nelle strategie delle varie forze politiche di opposizione a Frascati? Sembrerebbe di sì, almeno a giudicare da quanto dimostrato nella seduta di ieri del consiglio comunale. L’atteggiamento tattico non unitario tenuto ieri dalle varie rappresentanze delle minoranze sembrerebbe far intendere che sia al tramonto la “dottrina Conte”, fino a ieri dominante.

La “dottrina” dell’ex candidato sindaco, ora capogruppo, del Pdl Vincenzo Conte prevede la netta contrapposizione di principio su ogni fronte e una strategia mirata all’innalzamento della temperatura dello scontro politico, in stile opposte tifoserie ultrà, per “buttarla in caciara” su ogni questione e su ogni fronte, dal consiglio comunale ai blog su Internet, con lo scopo di impedire alla maggioranza di centrosinistra di articolare qualunque ragionamento sui contenuti. E ovviamente rendere impossibile, di conseguenza, intese istituzionali sulle questioni più importanti per la città, sulle quali intese bipartisan sarebbero sempre auspicabili.

Conte, fin dal giorno successivo alla proclamazione dei risultati elettorali che lo davano perdente al primo turno - con un distacco pesantissimo del 28% rispetto al sindaco del centrosinistra Stefano Di Tommaso, e per di più nello stesso giorno in cui il suo partito ha ottenuto ben il 15% in più alle elezioni europee rispetto alle comunali - ha delineato la sua “dottrina”, promuovendo un avventato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro i risultati elettorali. Il ricorso, tanto strombazzato dal candidato del Pdl con addirittura accuse di pesanti scorrettezze nello spoglio dei voti, ha fatto una fine ben misera: il Tar ha infatti confermato senza problemi la netta vittoria di Di Tommaso e del centrosinistra.

Se un effetto la “dottrina Conte” ha ottenuto nel centrosinistra, è stato l’esatto opposto di quello che voleva ottenere. La maggioranza consiliare e il centrosinistra, infatti, si sono compattati sempre più, ogni volta che si sono trovati di fronte agli attacchi del Pdl. Attacchi che hanno toccato livelli di squallore verbale e di velata “minaccia” mai visti prima nella storia della nostra città. Fino ad arrivare alla denigrazione personale nei confronti di singoli esponenti del centrosinistra e agli annunci di querele ai danni dei giornali che “osavano” solamente esprimere opinioni contrarie a quelle della dirigenza del Pdl locale.

Che la “dottrina Conte” stia rischiando di portare l’intera opposizione in un vicolo cieco devono essersene accorti gli alleati del Pdl e anche una parte del partito. Lo si è percepito chiaramente nel corso della discussione di ieri in consiglio comunale. A seguire Conte nel “muro contro muro” sono stati, stavolta, solo il suo compagno di partito Mirko Fiasco e il consigliere Giuseppe Privitera, eletto nella lista civica che appoggiava il candidato sindaco Sandro D’Orazio e recentemente approdato nel Pdl, pur non cambiano gruppo consiliare di appartenenza, a quanto pare.

La svolta nella strategia delle opposizioni è avvenuta proprio nel momento in cui la maggioranza di centrosinistra - consapevole della responsabilità, che è in capo a chi governa, di dover rappresentare tutta la città e non solo la propria parte politica - ha tentato un’apertura verso le proposte avanzate dal consigliere Alessandro Adotti, altro ex candidato sindaco per la lista “Progetto Frascati”, in materia di ricognizione delle procedure di gestione del patrimonio comunale. Apertura poi non concretizzatasi in virtù del “veto” opposto in aula dal capogruppo del Pdl.

Il veto di Conte non pare, da quello che si è sentito nella seduta di ieri sera, essere stato accolto con favore dallo stesso Adotti, che ha visto vanificati i suoi sforzi per uscire dalla discussione con un risultato concreto per le minoranze. Ma la conduzione politica avventata e sprezzante di Conte qualche evidente “mal di pancia” lo ha procurato anche all’interno del suo partito: i consiglieri Mario Gori e Simone Carboni non paiono più nascondere l’insoddisfazione per vedere vanificato il lavoro politico che fanno per colpa di un leader che sembra prediligere i toni da campagna elettorale permanente a un confronto serio sui contenuti, nel rispetto della correttezza istituzionale, per far passare anche quelle proposte delle minoranze che la stessa maggioranza di centrosinistra sarebbe disposta ad approvare. Sulla stessa lunghezza d’onda appare spesso anche il consigliere Sandro D’Orazio, il quale, anche nei momenti di maggiore contrapposizione, non manca di argomentare le sue tesi e di proporre alternative percorribili.

La “dottrina Conte” si avvia, quindi, ad essere solo un atteggiamento tattico della minoranza delle minoranze? Forse. L’unico dato certo è che da oggi non dovremo più parlare di opposizione ma di opposizioni. Al plurale.

Dichiarazione del portavoce del centrosinistra di Frascati, Massimo Marciano, sulla nota diffusa oggi dal commissario ad acta della sanità del Lazio, Renata Polverini, in merito all’ospedale della città:

pronto_soccorso.jpg“E’ sconcertante che l’on. Renata Polverini, commissario ad acta della sanità del Lazio nonché presidente della Regione, dimostri di non conoscere i documenti che lei stessa avalla, a meno che le sue dichiarazioni di oggi non siano solo un penoso tentativo di coprire il danno enorme che sta perpetrando alla sanità pubblica laziale. Polverini afferma, infatti, che i posti letto dell’ospedale di Frascati aumenterebbero di 14 unità e quindi, a suo dire, non ci sarebbero motivi di preoccupazione per cittadini e amministratori per la paventata chiusura di pronto soccorso e servizi vari.

Ma la presidente, nonché commissario per la sanità regionale, dimentica o fa finta di non sapere che alla pagina 79, allegato D, del piano di riorganizzazione della rete espedaliera da lei stessa varato c’è scritto testualmente: ‘Entro il 31 dicembre 2011 l’Asl provvederà al trasferimento delle specialità di ricovero di breve osservazione, cardiologia, Utic, psichiatria e ortopedia e traumatologia all’ospedale di Marino, alla disattivazione del pronto soccorso e della Obi’.

Questa è la condanna a morte che la giunta di centrodestra della Regione Lazio ha di fatto firmato per l’ospedale di Frascati, fino ad oggi punto nevralgico per la sua collocazione al crocevia di importanti arterie stradali e al centro di un agglomerato urbano che comprende la periferia sud-est di Roma e la zona nord dei Castelli Romani. Polverini, però, prima firma questa condanna a morte e poi ‘dimentica’ di informarne i cittadini, con la penosa scusa di 14 posti letto in più a pneumologia e psichiatria, reparti certo non nevralgici per l’ospedale di Frascati.

Ormai, quindi, la pantomima sugli ospedali della provincia di Roma messa in atto da esponenti regionali e locali del centrodestra ha raggiunto livelli sconcertanti. Per spiegare le posizioni prese da alcuni rappresentanti del centrodestra di Frascati ci vorrebbe Charles Darwin, che sicuramente aggiungerebbe un capitolo alla sua opera sull’evoluzione della specie.

Solo quel grande scienziato, infatti, potrebbe spiegare come certi ’falchi’ della politica del cetrodestra di Frascati, sempre pronti a lanciare sui media e sui siti Internet accuse di inverosimili nefandezze alla giunta Di Tommaso per ogni sampietrino o sacchetto dell’immondizia trovato fuori posto, oggi si siano geneticamente trasformati in ‘colombe’, chiedendo condivisione bipartisan sui contenuti di un piano di riordino della sanità laziale che ha una chiara impronta: quella di distruggere la sanità pubblica a favore delle strutture private, che stanno perseguendo il centrodestra e la giunta Polverini, nonostante le contestazioni di cittadini, amministrazioni comunali e addirittura tutti i presidenti delle Province del Lazio, compresi quelli dello stesso centrodestra”.


Dichiarazione del portavoce del centrosinistra di Frascati, Massimo Marciano, sull’ipotesi di chiusura del pronto soccorso dell’ospedale cittadino e di tagli alla sanità pubblica annunciati dalla giunta regionale del Lazio

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