Dopo quasi due anni dalle elezioni comunali, siamo ad un punto di svolta nelle strategie delle varie forze politiche di opposizione a Frascati? Sembrerebbe di sì, almeno a giudicare da quanto dimostrato nella seduta di ieri del consiglio comunale. L’atteggiamento tattico non unitario tenuto ieri dalle varie rappresentanze delle minoranze sembrerebbe far intendere che sia al tramonto la “dottrina Conte”, fino a ieri dominante.

La “dottrina” dell’ex candidato sindaco, ora capogruppo, del Pdl Vincenzo Conte prevede la netta contrapposizione di principio su ogni fronte e una strategia mirata all’innalzamento della temperatura dello scontro politico, in stile opposte tifoserie ultrà, per “buttarla in caciara” su ogni questione e su ogni fronte, dal consiglio comunale ai blog su Internet, con lo scopo di impedire alla maggioranza di centrosinistra di articolare qualunque ragionamento sui contenuti. E ovviamente rendere impossibile, di conseguenza, intese istituzionali sulle questioni più importanti per la città, sulle quali intese bipartisan sarebbero sempre auspicabili.

Conte, fin dal giorno successivo alla proclamazione dei risultati elettorali che lo davano perdente al primo turno - con un distacco pesantissimo del 28% rispetto al sindaco del centrosinistra Stefano Di Tommaso, e per di più nello stesso giorno in cui il suo partito ha ottenuto ben il 15% in più alle elezioni europee rispetto alle comunali - ha delineato la sua “dottrina”, promuovendo un avventato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro i risultati elettorali. Il ricorso, tanto strombazzato dal candidato del Pdl con addirittura accuse di pesanti scorrettezze nello spoglio dei voti, ha fatto una fine ben misera: il Tar ha infatti confermato senza problemi la netta vittoria di Di Tommaso e del centrosinistra.

Se un effetto la “dottrina Conte” ha ottenuto nel centrosinistra, è stato l’esatto opposto di quello che voleva ottenere. La maggioranza consiliare e il centrosinistra, infatti, si sono compattati sempre più, ogni volta che si sono trovati di fronte agli attacchi del Pdl. Attacchi che hanno toccato livelli di squallore verbale e di velata “minaccia” mai visti prima nella storia della nostra città. Fino ad arrivare alla denigrazione personale nei confronti di singoli esponenti del centrosinistra e agli annunci di querele ai danni dei giornali che “osavano” solamente esprimere opinioni contrarie a quelle della dirigenza del Pdl locale.

Che la “dottrina Conte” stia rischiando di portare l’intera opposizione in un vicolo cieco devono essersene accorti gli alleati del Pdl e anche una parte del partito. Lo si è percepito chiaramente nel corso della discussione di ieri in consiglio comunale. A seguire Conte nel “muro contro muro” sono stati, stavolta, solo il suo compagno di partito Mirko Fiasco e il consigliere Giuseppe Privitera, eletto nella lista civica che appoggiava il candidato sindaco Sandro D’Orazio e recentemente approdato nel Pdl, pur non cambiano gruppo consiliare di appartenenza, a quanto pare.

La svolta nella strategia delle opposizioni è avvenuta proprio nel momento in cui la maggioranza di centrosinistra - consapevole della responsabilità, che è in capo a chi governa, di dover rappresentare tutta la città e non solo la propria parte politica - ha tentato un’apertura verso le proposte avanzate dal consigliere Alessandro Adotti, altro ex candidato sindaco per la lista “Progetto Frascati”, in materia di ricognizione delle procedure di gestione del patrimonio comunale. Apertura poi non concretizzatasi in virtù del “veto” opposto in aula dal capogruppo del Pdl.

Il veto di Conte non pare, da quello che si è sentito nella seduta di ieri sera, essere stato accolto con favore dallo stesso Adotti, che ha visto vanificati i suoi sforzi per uscire dalla discussione con un risultato concreto per le minoranze. Ma la conduzione politica avventata e sprezzante di Conte qualche evidente “mal di pancia” lo ha procurato anche all’interno del suo partito: i consiglieri Mario Gori e Simone Carboni non paiono più nascondere l’insoddisfazione per vedere vanificato il lavoro politico che fanno per colpa di un leader che sembra prediligere i toni da campagna elettorale permanente a un confronto serio sui contenuti, nel rispetto della correttezza istituzionale, per far passare anche quelle proposte delle minoranze che la stessa maggioranza di centrosinistra sarebbe disposta ad approvare. Sulla stessa lunghezza d’onda appare spesso anche il consigliere Sandro D’Orazio, il quale, anche nei momenti di maggiore contrapposizione, non manca di argomentare le sue tesi e di proporre alternative percorribili.

La “dottrina Conte” si avvia, quindi, ad essere solo un atteggiamento tattico della minoranza delle minoranze? Forse. L’unico dato certo è che da oggi non dovremo più parlare di opposizione ma di opposizioni. Al plurale.

Massimo Marcianodi Massimo Marciano

Fortunatamente la politica offre talvolta spunti ironici, anche quasi comici, altrimenti diventerebbe spesso molto pesante per il cittadino comune, oggi, seguire ogni (talvolta sgrammaticata) dichiarazione di personaggi che a volte rappresentano solo se stessi. Specialmente se questo accade nelle piccole realtà come quelle cittadine, dove le polemiche sono troppo spesso di un livello estremamente basso.

E’ quello che deve aver pensato più di un cittadino di Frascati, dopo un anno e mezzo di costante martellamento da parte di alcuni “rampanti” esponenti del centrodestra locale. Fin dal giorno dopo le elezioni vinte al primo turno dal sindaco Stefano Di Tommaso e dal centrodestra, questi personaggi hanno riempito le piazze, i muri, i siti Internet e le caselle e-mail di “proclami” con i quali si annunciava l’imminente caduta della neonata giunta comunale.

Ricordate il tanto sbandierato ricorso al Tar (il Tribunale amministrativo regionale) contro l’esito del voto? E sapete che fine ha fatto? Il Tar ha bocciato il ricorso!

Ricordate le tante “imboscate” paventate contro il sindaco in consiglio comunale da parte della sua stessa maggioranza? E sapete cosa è successo? A cadere sono stati, invece, sia il capogruppo in consiglio comunale del Pdl, sfiduciato dai suoi, sia il circolo cittadino, commissariato dal partito, che a Frascati non ha un coordinatore politico.

E infine, ricordate nei giorni scorsi quante volte sempre quei personaggi hanno dato per certo che la giunta Di Tommaso sarebbe caduta e si sarebbe andati di nuovo alle elezioni? E sapete cosa è successo? Che a cadere è stata invece a Roma la giunta di destra del sindaco di “Parentopoli”, Gianni Alemanno!

Ci sarebbe quasi da sorridere per l’ironia della sorte, no? E magari augurarsi che i “rampanti” esponenti del centrodestra di Frascati continuino a pronosticare la fine della giunta Di Tommaso: magari così facendo, dopo Alemanno, portano “sfiga” pure alla Polverini, che presiede una giunta regionale ancora “zoppa”, e forse pure al Capo supremo, dato che continua sempre più a sentirsi odore di elezioni politiche anticipate nell’aria…

Allora, cosa c’è di vero a Frascati, invece dell’aria fritta che propina ogni giorno il centrodestra “ufficiale”? C’è che sui carboni ardenti, invece, ci sono proprio loro, i “rampanti” esponenti del centrodestra frascatano, che rischiano di collezionare un clamoroso fiasco su un fronte che è stato loro fino ad ora caro: quello dei giovani.

Sono i giovani di centrodestra, infatti, i primi ad essersi resi conto - attraverso un documento che riporto di seguito a questo mio intervento - di una cosa importante: non si fa politica seria con le piccole polemiche, talvolta anche duramente e antipaticamente personali, e cercando solo la propria visibilità pubblica. Si fa politica studiando duramente cosa vuol dire amministrare una città complessa come Frascati, con l’altrettanto complesso panorama di leggi che “imbrigliano” spesso l’azione amministrativa: una matassa che va sbrogliata con la leale partecipazione di tutti, pur da fronti opposti.

Ed è per questo che riconosco onestamente ai giovani autori di quel documento, pur non condividendo la loro collocazione politica a destra, una chiarezza di idee e di volontà che fa ben sperare nel futuro: un futuro di nuove generazioni per il dialogo, il confronto serio e costruttivo per il bene della nostra Frascati.

Questo è il testo del documento dei giovani di centrodestra di Frascati:

Il Coordinamento Giovane Italia di Frascati rivolge un invito al Gruppo Consigliare PDL: aprire un serio e costruttivo dibattito con tutte le realtà del centrodestra frascatano al fine di raggiungere una quadra sul Coordinatore.

Motivo di questa richiesta risiede nell’incapacità finora di presentare una persona che risponda ai requisiti delle diverse realtà attualmente costituenti il PDL Frascati.

Nel rispetto delle diverse componenti costituenti, nel rispetto del principio di auto-referenza degli eletti, non si può non tenere conto del tempo passato a suon di comunicati stampa, di continui botta e risposta tra Carboni, Fiasco, Gori e Conte. Senza giungere ad una proposta concreta, soprattutto condivisa.

Se l’obiettivo principale rimane quello di costituire una sana realtà alternativa all’attuale amministrazione allora bisognerebbe trovare il coraggio di individuare una soluzione al di fuori del recinto finora utilizzato. Anche tra le file dei non eletti.

Ma sottolineiamo la natura di questa richiesta, un’esigenza che nasce dalla necessità inderogabile di ricompattarsi e ricominciare a lavorare da subito.

E se questo significa non limitare ai soli Consiglieri la possibilità di scegliere quale individuo possa meglio assumersi il ruolo di Coordinatore, allora noi avalliamo un’ulteriore - [proprio così scrivono i giovani del Pdl: indeterminativo maschile con l'apostrofo. Su questo, lo ammetto, con tutta la simpatia per loro, hanno ancora da imparare: studiare l'italiano serve!] - suggerimento.

Individuiamo tra tutte le realtà presenti oggi un giovane, meglio se una donna, meglio se sotto i 30 anni, che possa davvero significare un passo verso il cambiamento.

Coordinatore del PDL Frascati. La scelta è possibile. Giovane, per Frascati.

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