Massimo Marciano

«Al contrario dei personalismi a cui molti altri ci hanno abituato e che stanno caratterizzando anche questa loro campagna elettorale, Sinistra Ecologia Libertà riporta l’attenzione sulla squadra, sul territorio e sui bisogni delle persone. La scelta del nostro partito di candidare alla Camera e al Senato una squadra di persone dei Castelli Romani è indice dell’attenzione che Sel intende dedicare alle nostre città e a un territorio chiave, posto com’è a ridosso dell’ingombrante presenza della Capitale. La nostra è una squadra che intende portare alcuni qualificati rappresentanti del nostro territorio in Parlamento e che, dopo le elezioni, vedrà continuare a lavorare a stretto contatto con gli eletti anche tutti gli altri. Un motivo di fiducia in più, da parte degli elettori dei Castelli Romani, per scegliere Sinistra Ecologia Libertà alla Camera e al Senato. E ovviamente anche alle regionali, per le quali si voterà in contemporanea con le politiche».

Lo afferma Massimo Marciano, candidato alla Camera dei Deputati per Sinistra Ecologia Libertà e coordinatore politico comunale di Frascati del partito.

Oltre a Marciano, per la Camera sono presenti nella lista di Sel anche Ileana Piazzoni di Genzano, Filiberto Zaratti di Rocca Priora, Claudio Fiorani di Albano e Azzurra Marinelli di Nemi; per il Senato sono inoltre candidati con Sel Carmen Zorani di Rocca Priora, Anna Parisi di Grottaferrata, Fabrizio Profico di Ariccia e Aldo Morana di Rocca di Papa.

Prosegue Marciano: «Votare Sinistra Ecologia Libertà vuol dire dare a tutta la nostra squadra (che è stata costruita partendo dalle primarie che si sono svolte il 30 dicembre scorso e non è frutto, come invece hanno fatto altri, di decisioni verticistiche) maggior forza per far contare il nostro territorio. Una politica che pensi al rafforzamento dei servizi pubblici fondamentali, come la sanità e la scuola, alla tutela dell’ambiente e delle falde idriche, al potenziamento dei collegamenti ferroviari, tanto per citare alcuni dei tanti temi, è necessaria per i Castelli Romani. Con il sostegno dei nostri concittadini, Sinistra Ecologia Libertà si propone di rappresentare con la sua squadra in maniera forte e autorevole il territorio dei Castelli Romani e le sue peculiarità nel Parlamento che andremo ad eleggere il 24 e il 25 febbraio prossimi. Senza contare, inoltre, l’impegno sui temi generali della tutela dei diritti sociali e del lavoro, fortemente aggrediti negli ultimi anni grazie anche all’assenza di un forte partito di sinistra in Parlamento, che con Sel intendiamo riportare alla Camera e al Senato».

Massimo Marciano, 50 anni il prossimo giugno, vive a Frascati, dove è stato impegnato negli organi collegiali del Liceo classico “Cicerone”, nel 37° Distretto scolastico e nell’associazionismo culturale. Giornalista professionista freelance, è laureato in Scienze Politiche con una tesi in Diritto parlamentare su “L’attività consultiva delle commissioni nel procedimento legislativo”. Ha ricoperto diversi incarichi a livello nazionale e regionale nell’Ordine e nel sindacato unitario dei giornalisti. Attualmente è membro dell’Assemblea nazionale lavoro autonomo della Federazione della stampa e Consigliere d’amministrazione dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (Inpgi), unico ente del panorama previdenziale nazionale interamente sostitutivo dell’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps.

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C’ è una questione di fondo alla base della vicenda che sta portando alle continue bocciature, fra Tar e Consiglio di Stato, del piano di riordino della rete sanitaria regionale varato dalla governatrice del Lazio, Renata Polverini, che prevede tra l’altro chiusure di reparti e depotenziamento di ospedali di provincia, come quello di Frascati: l’ultimo, in ordine di tempo, per il quale è arrivato lo stop all’esecuzione del piano da parte del giudice amministrativo. È una questione che si aggiunge, ma va al di là, delle due sulle quali si è più discusso finora e che sono il nucleo dell’agire politico dei governi di centrodestra, come quello della Polverini, ovvero:

1) il depotenziamento e, spesso, lo svilimento del pubblico (la sanità come la scuola, la ricerca, i servizi sociali, la Rai…) a favore del privato, ritenuto più produttivo economicamente (a favore di alcuni) e più affidabile (politicamente);

2) il seguire, per catturare il consenso elettorale, le contingenze del momento, anche a costo di sacrificare i progetti di consolidamento sul lungo periodo. È quello che è successo con l’annuncio di promesse che, si sapeva, mai si sarebbero potute mantenere nei confronti dei cittadini di Marino su faraonici progetti per il loro ospedale a danno di quello di Frascati, il tutto solo per favorire la rielezione del sindaco “amico” Adriano Palozzi, come risarcimento per la sua mancata candidatura alla Regione dopo le note vicende che hanno portato all’esclusione della lista del Pdl nella circoscrizione della provincia di Roma.

L’altra e meno evidente questione è rappresentata dalla centralizzazione dei servizi più “sensibili” per i cittadini al fine di una migliore gestione del loro senso di sicurezza per ricavarne consenso politico. Strumento essenziale di questa operazione è l’informazione dei grandi media.

Spiego questo mio assunto partendo proprio dalla sanità, servizio che incide tutt’altro che metaforicamente sulla vita delle persone.

Nell’esperienza di ognuno di noi che viviamo in provincia c’è sicuramente il ricordo di almeno una persona - parente, amico, collega, conoscente… - che per affrontare una seria patologia si è rivolto alle grandi strutture della capitale: Umberto I, Gemelli, Tor Vergata, S. Giovanni o altro grande ospedale. É evidente, infatti, che al di là dell’emergenza, le grandi strutture, gli attrezzati policlinici, sono in grado - per personale, professionalità e strumentazione - di curare adegutamente le patologie che nessuno di noi si sentirebbe di affrontare in un piccolo ospedale, anche se a due passi da casa.

Ma perché sono tutte a Roma queste grandi strutture? La salute dei cittadini lontani dalla capitale non merita altrettanta tutela?

Partendo da questa considerazione, gli ultimi governi regionali del Lazio guidati dal centrosinistra hanno avviato una politica sanitaria che, da un lato, mirava al rafforzamento di alcuni dipartimenti per l’emergenza in aree cruciali (da qui i finanziamenti destinati, ad esempio, alla ristrutturazione e all’ammodernamento del pronto soccorso di Frascati). Dall’altro lato, si è progettata la realizzazione di una grande struttura sanitaria, il cosiddetto “ospedale dei Castelli Romani”, posto in posizione baricentrica rispetto alle direttrici di traffico dell’hinterland a sud di Roma, ad Ariccia, in grado di concentrare le professionalità e le attrezzature necessarie per affrontare “in loco” le patologie per le quali non sono al momento attuale adeguatamente strutturati i piccoli ospedali cittadini dell’area di riferimento.

Non solo. La cura della salute veniva intesa non solo come lotta al momento acuto della malattia, quello che comporta il ricovero ospedaliero, ma come cura diffusa, attraverso il potenziamento di presidi e servizi, anche domiciliari, sul territorio, in grado di agire prima, dopo e anche senza il momento acuto della malattia.

Questa impostazione è stata completamente stravolta dal piano sanitario della Polverini, che non a caso sta affossando anche il progetto dell’ospedale dei Castelli. La filosofia di fondo del piano della governatrice del Lazio sta nello spostamento di risorse non solo verso la sanità privata, riprendendo così la “filosofia” dell’ex governatore laziale ed ex ministro della Salute Francesco Storace, che con i finanziamenti dirottati verso la sanità privata ha grandi responsabilità nella creazione del deficit al quale ancora oggi occorre porre rimedio. Lo spostamento di risorse è anche dalla periferia verso il centro: dai territori provinciali verso Roma. Anche a costo di rischiare il collasso di strutture sanitarie, come Tor Vergata, poste ai confini.

E qui arrivo alla questione di fondo a cui facevo cenno all’inizio.

Lo spostamento verso il centro delle risorse non riguarda solo la sanità e non è opera della sola Polverini, ma dell’intero centrodestra ad ogni livello di governo. Solo pochi giorni fa, il sindacato di polizia della Cgil denunciava la sottrazione di risorse essenziali per i commissariati di provincia, come le volanti, a favore della Questura di Roma. I giornalisti della testata regionale della Rai, da settimane, sono in agitazione contro il progetto di centralizzazione dell’informazione locale che porterebbe alla soppressione della terza edizione del Tg regione, sostituita con un nuovo appuntamento informativo che andrebbe in onda sul canale allnews, Rainews 24, togliendo a sua volta spazi a una testata giornalistica non gradita al governo, e soprattutto al suo capo, per la sua “eccessiva autonomia” dalla politica.

Questa centralizzazione di servizi essenziali ha il suo complemento nel suo esatto opposto, ovvero il progressivo trasferimento in periferia e in provincia delle situazioni più problematiche: campi nomadi (semplicemente spostati di qua e di là, ogni volta con grande risalto mediatico, ma sono sempre le stesse persone che vengono trasferite) e discariche (a quando la raccolta differenziata a pieno regime a Roma, sindaco Gianni Alemanno?) in primo luogo.

La questione di fondo, quindi, sta proprio qui. Il centrodestra sta concentrando le risorse nelle gradi aree urbane, depotenziando periferie e provincia, per poter presentare all’opinione pubblica, attraverso un’informazione anch’essa centralizzata e rivolta unicamente a esaltare il “salotto buono”, una realtà “percepita” e non concreta. Lasciando fuori dall’attenzione della politica e dei media le altre comunità. Ne è un ulteriore esempio la “macelleria” degli Enti locali, e dei servizi essenziali che a loro compete assicurare ai cittadini, operata con le recenti manovre economiche del governo (a proposito: la legge per Roma Capitale permette al bilancio capitolino delle “libertà” che a quelli degli altri Comuni non sono concesse).

Da ciò deriva che ogni ipotesi di alternativa deve partire dalla considerazione che la dimensione locale, lungi dall’essere interpretata in funzione di una chiusura campanilistica come è invece vista dalla Lega, è la chiave di volta di un rafforzato rapporto della politica con i cittadini. E il ruolo dell’informazione locale, a livello regionale, cittadino o di quartiere, è strumento essenziale perché i cittadini possano, ad ogni livello, operare consapevoli scelte nell’esercizio della sovranità popolare sancita dalla Costituzione.

Massimo Marciano

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