Informazione


Questo è il testo della lettera aperta che ho inviato oggi al sindaco e all’assessore alle politiche culturali del Comune di Frascati:

Raffaele MarcianoCaro Sindaco, caro Assessore,

vi informo che nella giornata di oggi io e mia sorella Serena abbiamo avuto l’opportunità di visitare gli scantinati della scuola media di via Risorgimento, dove sono stati trasferiti libri e documenti della biblioteca comunale che non hanno trovato posto nelle sale di lettura.

Il fine della nostra visita era quello di verificare lo stato di conservazione dei circa 270 faldoni, contenenti documenti e articoli di giornale riguardanti la storia e le cronache quotidiane di Frascati e dei Castelli Romani, raccolti da nostro padre Raffaele Marciano dai primi anni Sessanta fino al 1999, anno in cui decise di donare il suo archivio al Comune. L’intento di nostro padre era di rendere fruibile agli studiosi e alle giovani generazioni il frutto della sua paziente opera giornaliera di raccolta di documenti e articoli di quotidiani e periodici, svolta negli oltre quarant’anni in cui si è impegnato a Frascati e nei Castelli Romani nel suo lavoro di insegnante e nelle sue attività sociali, sindacali e politiche. Fedele, così, ai suoi principi, secondo i quali la memoria delle vecchie generazioni deve essere messa al servizio della crescita culturale e civica dei giovani, ai quali ha dedicato le sue energie di insegnante.

Io e mia sorella Serena abbiamo inteso compiere questa ricognizione in quanto avevamo ritenuto giusto aggiungere a quella raccolta gli altri faldoni in cui nostro padre continuò a raccogliere documenti e articoli fino alla sua morte, il 21 gennaio 2003. Io e mia sorella Serena stavamo anche valutando l’eventualità di donare al Comune, seguendo gli intenti manifestati da nostro padre con la donazione del 1999, la sua biblioteca, anch’essa frutto di decenni di studi storici, politici e di storia e cultura locale di Frascati, dei Castelli Romani e della Ciociaria, sua terra di origine.

Dalla nostra ricognizione, io e mia sorella abbiamo constatato che l’archivio donato da nostro padre Raffaele risulta disperso. Dei circa 270 faldoni donati da nostro padre, abbiamo potuto ritrovarne solo tre, uno dei quali largamente incompleto.

Capirete certamente che, in questo contesto, io e mia sorella Serena abbiamo riconsiderato il nostro intento di donare il resto dell’archivio e la biblioteca di nostro padre Raffaele. Cercheremo in ogni caso, a nostra cura, il modo per poter rendere fruibile al pubblico questo materiale.

Io e mia sorella Serena vi saremmo molto grati se poteste fornirci informazioni sul destino dell’archivio storico e giornalistico donato da nostro padre Raffaele al Comune: se fosse stato per caso spostato da qualcuno in altre sedi, se qualcuno ne avesse disposto la distruzione, se fosse andato disperso e per quale motivo.

Cordiali saluti.

Massimo Marciano

L’ora della CalabriaUn episodio oscuro e inquietante, denunciato dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e dal Sindacato dei giornalisti della Calabria nel comunicato qui di seguito riportato. A 69 anni dalla nascita dell’Italia democratica, situazioni come questa fanno pensare che la libertà di informazione sia un bene che va difeso e rafforzato ogni giorno, mantenendo vigile l’attenzione da parte di tutti. Lo possiamo fare anche pubblicando qui la prima pagina del giornale che, forse, per qualcuno non doveva essere stampato e letto, perché i cittadini potessero liberamente formarsi un’opinione.

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Comunicato della Fnsi:

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, e il Vicesegretario della Fnsi e Segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, comunicano:

Editoria: Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria denunciano un inquietante incidente alle rotative dell’Ora della Calabria e chiedono accertamenti di verità e tutela per la libera stampa.

“Un incidente “inquietante” alle rotative, che ha impedito la stampa ieri notte e la diffusione oggi del quotidiano L’Ora della Calabria”, getta una luce sinistra sui processi dell’informazione nella regione. Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria, chiedono ad alta voce alle autorità preposte che si faccia presto chiarezza sull’accaduto e si possa restituire serenità a chi fa informazione nella regione, perché l’incidente, se c’è stato davvero, è accompagnato da troppe circostanze ambigue se non oblique.

Ricostruire la vicenda vale forse più di ogni timore e di ogni giudizio. Il direttore del giornale, Luciano Regolo, ha infatti denunciato pressioni perché fosse censurato un articolo su una indagine relativa al figlio del senatore Tonino Gentile, Andrea, sotto inchiesta per presunto abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere sul cosiddetto caso dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Una discussione, su questo punto, tra il direttore e l’editore sarebbe stata inframmezzata dalla telefonata di uno stampatore, che avrebbe tentato di convincerlo a non pubblicare la notizia, con una metafora solitamente usata per indicare un rischio grave per le persone che si trovano davanti un “cinghiale ferito”.

Fatto è che alle due della notte lo stampatore avrebbe comunicato l’impossibilità a mandare in stampa il giornale per un improvviso guasto alle rotative.

L’Editore, Alfredo Citrigno, nega censure e dice di aver solo chiesto al direttore la verifica accurata sulla fondatezza delle notizie sul figlio del senatore Gentile. Lo stampatore, Umberto De Rose, replica negando qualsiasi intervento preventivo e qualsiasi simulazione di incidente alle rotative. Il Comitato di redazione manifesta “sdegno per le pressioni subite dal giornale che ne hanno impedito la pubblicazione”. Ce n’è abbastanza, insomma, per pensare seriamente ai rischi della libertà di stampa e per pensare anche ad altro. Non vorremmo trovarci un giorno ad apprendere che, effettivamente, “a pensar male si fa peccato, ma qualche volta, ci si azzecca”, secondo il detto di andreottiana memoria.

Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria denunciano con preoccupazione e allarme la vicenda della mancata pubblicazione dell’Ora e si pongono al fianco dei colleghi del giornale e dei cittadini che hanno bisogno di una stampa libera da condizionamenti, da censure e da qualsiasi forma di pressione impropria e intimidazione”.

Roma, 19 febbraio 2014

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Altre informazioni sul sito del Sindacato dei giornalisti della Calabria: http://www.giornalisticalabria.it/

L’Asr a fianco di Lirio Abbate, minacciato di morte

per le sue inchieste sulla criminalità romana

Lirio AbbateL’Associazione Stampa Romana esprime solidarietà e vicinanza al collega dell’Espresso Lirio Abbate, oggetto di minacce di morte da parte della criminalità romana a causa delle sue inchieste sulla penetrazione delle mafie nella capitale.

Abbate, già sotto scorta da anni e oggetto di un fallito attentato a Palermo, è uno delle decine di colleghi in prima linea che le mafie e la malavita organizzata cercano di ridurre al silenzio, soprattutto per aver gettato luce sulle complicità e le connivenze fra criminalità e politica.

“Lirio non va lasciato solo – commenta il segretario Asr Paolo Butturini – perché l’isolamento è l’anticamera dell’eliminazione fisica, come la storia ha più volte dimostrato.

Ma è con i fatti che si sostiene la battaglia per una libera informazione e per il diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Il primo passo, per esempio, sarebbe una definitiva abrogazione del reato di diffamazione, col quale spesso si tenta di impedire che venga fatta luce sulle trame e sulle complicità di cui godono le mafie.

Il secondo sarebbe una riforma seria e moderna della legislazione che governa l’intero mondo dell’informazione, a cominciare dalla vetusta e inservibile legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti.

Ma anche in materia contrattuale si dovrebbero fare passi avanti decisi verso la tutela dei giornalisti. Si potrebbero, per esempio, inserire nel nuovo contratto forme assicurative, anche per freelance e collaboratori, che mettano i colleghi al riparo dalle cosiddette “querele temerarie”. Bisogna fornire ai giornalisti un’efficace assistenza legale e coprire i rischi a cui inevitabilmente va incontro chi non si ferma alla superficie dei fatti, ma scava alla ricerca della verità”.

Fonte: comunicato dell’Associazione stampa romana

A chi volesse scrivere un manuale sul modo corretto di fare giornalismo, consiglio vivamente di utilizzare questo, qui sotto riportato, come chiaro esempio sia dell’opposto, sia di come non si debba mai fare un titolo: completamente avulso dal contenuto dell’articolo, con un riferimento concettuale non alla notizia ma, evidentemente, alla valutazione personale che dà della materia chi il titolo lo ha scritto.

Come è facile capire leggendo l’articolo, infatti, la notizia non è che qualcuno ritenga di vietare il diritto di cronaca su fatti penalmente rilevanti riferiti agli immigrati. E’, invece, la contestazione del potenziale incitamento all’odio razziale di un sito che elenca episodi di cronaca nera in maniera selettiva, a seconda dell’appartenenza razziale dei protagonisti.

Nel giornalismo di oggi dove, per motivi di rapidità nella lettura tra le innumerevoli fonti di notizie a disposizione, si pone molto l’accento sul titolo, che è spesso l’unica cosa che per ristrettezza di tempo viene letta, un cattivo titolo è ancora più che in passato indice di cattivo giornalismo, specialmente quando contribuisce ad alimentare visioni distorte o, peggio, a senso unico della realtà, come spesso succede quando si parla di immigrati.

Cattivo giornalismo, quando non fazioso e fuorviante.

Non a caso episodi del genere se ne segnalano spesso con riferimento a un partito politico, come Sinistra Ecologia Libertà, che si pone al di fuori della visione culturale dominante celebrata dai media più potenti per via della loro fonte finanziaria di sostentamento. Editori puri in Italia praticamente non esistono più: a finanziare i media sono gruppi che hanno forti interessi economici in settori per i quali le decisioni della politica sono vitali.

E’ molto amaro constatarlo, ma oggi spesso un certo modo di fare giornalismo - o meglio, un certo supposto giornalismo - viene meno alle regole deontologiche fondamentali della professione, piegando il dovere di separare la notizia dal commento a un preoccupante progetto di “pensiero unico”.

Massimo Marciano

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Tratto da http://www.imolaoggi.it/?p=52672

Sel: vietato pubblicare i crimini commessi dagli immigrati, è razzismo

08 giu – I deputati di Sel hanno chiesto in un’interrogazione al Ministero dell’Interno, prima firmataria Annalisa Pannarale, di assumere ogni iniziativa di competenza affinché sia valutata la sussistenza dei presupposti per l‘immediata chiusura del sito internet tutti i crimini degli immigrati (http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/) che si propone quale sito d’informazione ed è basato su fatti di cronaca nera che avrebbero come protagonisti cittadini stranieri, migranti, rom e sinti.

I deputati ritengono che la pagina web in questione abbia l‘esito potenziale di incitare all’odio razziale e alla discriminazione, in aperta violazione dei principi della nostra Carta Costituzionale e della normativa in materia”.

Infine si legge nell’interrogazione come l’iniziativa del sito ‘Gli altri parlano d’integrazione, noi ve la mostriamo’ “si colloca peraltro nel solco di quanto sollevato con allarme dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) nelle osservazioni conclusive e raccomandazioni all’Italia del 9 marzo 2012; il Comitato, infatti, aveva fatto riferimento esplicito alla diffusione preoccupante nel nostro Paese dell’incitamento all’odio razziale e di forme violente di razzismo attraverso i mass media, internet, e i social network, invitando le autorità italiane a una applicazione severa delle normative di contrasto penale alla discriminazione e all’incitamento all’odio razziale”.

human_shape_web_camera_pc_camera_usb_webcam_computer_webcam.jpgCerco di evitare ogni ironia circa la scelta di cambiare orientamento sull’ossessivo streaming di ogni momento della vita pubblica, tipo show da “Grande fratello”, e quindi di riunire la delegazione parlamentare del M5S in maniera riservata. Non la condanno perché penso che stiano anche loro finalmente capendo che quando si assume un ruolo di responsabilità, giunga l’ora di smettere di fare proclami e di ritenersi gli unici depositari della Verità, della Trasparenza, della Democrazia.

Le decisioni che pesano è giusto che vengano adeguatamente ponderate e che le persone che hanno il dovere istituzionale di prenderle abbiano un luogo in cui farlo in assoluta serenità di giudizio, senza dover recitare un ruolo in diretta video. E penso che ci siano momenti nella vita di ogni persona in cui si ha il diritto di fare le cose che le sono proprie in piena libertà da ogni pressione “voyeristica”. Lo sostenevo prima, quando i Cinque Stelle pretendevano lo streaming di ogni cosa, trasformandola in uno show vuoto di reali contenuti, e lo sostengo ora che hanno capito il valore della serenità di giudizio.

Ciò che però mi permetto di criticare sono due cose. Primo, la decisione di un capo assoluto e non eletto di convocare, in un luogo tenuto segreto anche a loro, dei rappresentanti liberamente votati dal popolo, il cui ruolo e la cui indipendenza sono garantiti dalla Costituzione della Repubblica, che tutela il mandato conferito dagli elettori e la sovranità popolare. Secondo, la chiara volontà, espressa attraverso questa segretezza, di tentare di minare alla base un altro presidio costituzionale, e cioè la libertà della stampa di fare cronaca e, anche nel contraddittorio delle opinioni, raccogliere testimonianze che aiutino la crescita del libero pensiero critico dei cittadini.

Perché se è giusto che la sovranità appartenga al popolo, come assicura la Costituzione, l’informazione libera su tutte le opzioni e le opinioni espresse è l’unico strumento che tutela la formazione di quel pensiero critico che permette a ognuno di noi di esercitare la sovranità di cui è titolare.

Propongo un piccolo, ma educativo, esercizio di fantasia. Pensate all’episodio riportato nel comunicato che segue, in fondo questa mia nota, ma scambiando le rispettive nazionalità della vittima e dell’aggressore: immaginate se invece di una mamma romena con bimba piccola al seguito scippata da un giovane italiano, si fosse trattato di una mamma italiana con bimba piccola al seguito scippata da un giovane romeno.

Mi auguro che questa notizia abbia su tutti gli organi di informazione il risalto che le più elementari regole del giornalismo richiedono debba avere. Ma sono pronto a scommettere che, a nazionalità invertite fra vittima e aggressore, la notizia avrebbe avuto maggiore risalto e magari già adesso circolerebbe qualche bel comunicato stampa di qualche candidato alle elezioni per qualche partito di destra che, per un pugno di voti in più, alzerebbe alte proteste contro l’incremento del tasso di criminalità nelle nostre città dovuto agli immigrati…

Magari, potrebbe essere anche uno di quei candidati di oggi che ieri lanciavano l’allarme criminalità straniera a Roma e oggi - nella capitale governata dalla destra muscolare di Alemanno, che ha registrato un aumento esponenziale degli atti di criminalità, specialmente quelli a sfondo razziale o omofobo - tace. Come tace, da sempre, su queste ed altre simili “amenità”, chi pretende di fare politica solo urlando parolacce nelle piazze e sul web contro tutti gli altri.

E’ anche pensando di dover battere definitivamente questo modello di società falsa e bugiarda, urlatrice e intollerante, gretta e ignorante, piena di slogan e vuota di competenze, che è importante la scelta da fare con il voto il 24 e il 25 febbraio.

C’è un’Italia migliore. Io la voto. Io voto Sinistra Ecologia Libertà.

TIVOLI. ESCE DAL SUPERMERCATO CON LA SUA BIMBA E VIENE RAPINATA. CATTURATO E ARRESTATO DALLA POLIZIA UN 20 ENNE ITALIANO.

E’ stato arrestato ieri nel pomeriggio P.D., un italiano di appena 20 anni.

Il giovane ha seguito la sua vittima, una cittadina rumena, quando questa è uscita  da un supermercato in Villanova di Guidonia in compagnia della sua bambina di pochi anni.

Dopo un breve tratto di strada, l’ha superata e l’ha attesa poco più avanti.

Dopo averle bloccato il passaggio, con violenza le ha strappato la collana d’oro che portava al collo ed è fuggito via.

Le grida della donna però, hanno attirato l’attenzione di alcuni passanti che hanno chiamato il 113.

L’immediato intervento degli agenti ha consentito di individuare e di bloccare il giovane ancora in fuga e indicato da alcuni testimoni quale l’autore dello scippo.

Assicurato nell’auto di servizio, gli agenti del commissariato di Tivoli, diretto dal dr. Giancarlo Sant’Elia,  l’hanno accompagnato presso i propri uffici dove l’hanno arrestato per rapina.

La collana, anche se priva di un ciondolo che probabilmente è caduto durante la fuga del ladro, è stata restituita alla legittima proprietaria.

La donna, a causa delle escoriazioni al collo provocate dallo strappo della collana, è stata accompagnata presso il vicino ospedale per essere medicata e guarirà in pochi giorni.

La conferenza stampa dopo l’approvazioneOggi è nata la legge sull’equo compenso nel settore giornalistico. Ma non interessa solo i giornalisti: è una pietra miliare per tutti i lavoratori.

Un’informazione che sfrutta e ricatta i precari, pagati pochi euro a pezzo e continuamente sotto ricatto da editori che hanno interessi nella finanza e nell’edilizia, è un’informazione non libera, che non può raccontare il vero volto di un Paese e non permette al popolo di esercitare quella sovranità che gli è garantita dall’articolo 1 della Costituzione.

La battaglia sull’equo compenso non è stata combattuta solo ed esclusivamente per le decine e decine di migliaia di precari che vogliono fare il loro dovere di informare di ciò che succede nelle nostre città e nei nostri quartieri, ma anche per tutti i lavoratori di tutti i settori. Da oggi si è stabilito un principio che vale per tutti: va attuato con iniziative legislative concrete l’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione adeguata, in grado di assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Un precedente giuridico che deve diventare una pietra miliare nella storia delle lotte per il lavoro in questo Paese. Per tutti i lavoratori.

Ora si tratta di estendere a tutti questo innovativo principio legislativo. E’ compito di tutti noi, che chiediamo di far tornare il tema dei diritti e delle tutele per il lavoro al centro della politica, impegnarci per estendere questo principio a tutti i lavoratori. Oggi è stato compiuto solo il primo passo.

Massimo Marciano

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EQUO COMPENSO, E’ LEGGE. LA CAMERA APPROVA IN VIA DEFINITIVA IL PROVVEDIMENTO IN FAVORE DEI GIORNALISTI FREELANCE E PRECARI

pubblicata da Giornalisti freelance - http://freelance20.ning.com il giorno Martedì 4 dicembre 2012 alle ore 14.47

L’equo compenso nel settore giornalistico è legge

Equo compensoMontecitorio, 4 dicembre 2012 ore 14:47 - La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati (Cultura, scienza e istruzione) convocata oggi in sede legislativa ha approvato il provvedimento in via definitiva all’unanimità dei 29 presenti, con il parere favorevole del Governo, ratificando il testo licenziato dal Senato.  La proposta di legge, relatore Enzo Carra, era già stata approvata dalla VII Commissione della Camera il 28 marzo 2012 e modificata dalla 11ª Commissione del Senato il 7 novembre 2012. Il testo giunto in esame alla Camera, rispetto al quale non sono stati presentati emendamenti, aveva ricevuto in questi giorni il parere positivo dalle Commissioni parlamentari di merito (Affari Costituzionali, Giustizia, Bilancio, Trasporti e Lavoro).

E’ una legge “a termine” (sperimentale l’ha definita il senatore Giuliano, presidente della Commissione Lavoro del Senato) perché la sua applicazione si interromperà automaticamente a tre anni dalla sua entrata in vigore, quando cioè è previsto che la Commissione per stabilire l’entità dell’equo compenso, istituita dal provvedimento, cesserà le sue funzioni. Per prorogarne la durata occorrerà quindi modificare l’attuale testo.

Numerosi gli interventi che hanno espresso la soddisfazione per l’approvazione del provvedimento, tra cui: Giulietti (Gruppo misto), Lainati (PdL), De Biasi (PD), Zazzera (IdV), Goisis (Lega Nord), Moffa (Gruppo misto); Carra (Udc), Granata (Fli).  A nome del Governo hanno preso la parola il viceministro al Welfare Michel Martone e il sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo.

Una considerazione espressa generalmente dai membri della Commissione durante i loro interventi riguarda il testo della legge: l’articolato approvato inizialmente dalla Camera è stato giudicato migliore di quello modificato dal Senato. L’aumento dei componenti della Commissione per l’equo compenso istituita dalla legge potrebbe rendere farraginoso il meccanismo e rendere l’organismo luogo di scontro. Poiché il Senato ha previsto che la Commissione per l’equo compenso scadrà entro tre anni, occorrerà quindi verificare il funzionamento della legge in tempi brevi. A Montecitorio non sono stati comunque presentati emendamenti per non rischiare, rimandando il provvedimento di nuovo in esame a Palazzo Madama, di non approvare il testo entro la legislatura. Il relatore Carra ha fatto rilevare la positiva celerità dei tempi durante i lavori di esame del testo in Commissione alla Camera. Zazzera (IdV) ha ricordato che l’approvazione della legge non sarebbe stata possibile senza la pressione dei freelance e gruppi di base. Il sottosegretario Peluffo ha dichiarato che nel dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri ci sono le risorse per fare funzionare la Commissione nei tempi previsti.

In conferenza stampa a rappresentare i giornalisti freelance e collaboratori precari erano presenti Maurizio Bekar, coordinatore Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi; Moira Di Mario e Solen De Luca (Associazione Stampa Romana); Massimo Marciano (freelance, Consigliere di amministrazione INPGI).

La necessità di approvare con urgenza il provvedimento, prima della fine della legislatura, è stata sostenuta con forza lo scorso settembre attraverso un appello pubblico ai parlamentari, primi firmatari Franco Siddi e Roberto Natale, Segretario generale e Presidente Fnsi, e Giancarlo Ghirra, Segretario Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

La Carta di Firenze approvata lo scorso anno e la legge sull’equo compenso giornalistico varata oggi sono due strumenti strategici in grado di contrastare e rendere impossibile lo sfruttamento dei giornalisti collaboratori: purché si abbia la volontà politica di applicarli.

L’appello ideato e promosso dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, poi fatto proprio e rilanciato come petizione su web dall’associazione Articolo 21, ha dato vita a una rapida e straordinaria mobilitazione, che ha visto unite le più diverse anime del giornalismo (freelance e contrattualizzati, coordinamenti di base di precari e rappresentanze a tutti i livelli del sindacato e dell’Ordine), ma anche la solidarietà ed appoggio di realtà associative, sindacali e politiche esterne alla categoria e di personalità della cultura e dello spettacolo.

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Documenti, dichiarazioni e comunicati sull’approvazione della legge sull’equo compenso sono sul sito della Federazione nazionale della stampa italiana a questo link:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15008 

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Equo compenso: una legge partita da 2500 firme

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I vertici di Ordine e Sindacato e i rappresentanti del lavoro autonomo nella tre giorni di Palermo sul giornalismo freelance promossa da Assostampa Sicilia: subito legge sull’Equo Compenso, norme regionali a sostegno del lavoro autonomo e strumenti attuativi della Carta di Firenze.

tre giorni a PalermoRibadita la centralità e l’urgenza delle problematiche del lavoro giornalistico autonomo durante il workshop “Giornalisti Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” tenutosi il 28, 29 e 30 giugno 2012 per iniziativa dell’Associazione Siciliana della Stampa e dell’ODG Sicilia. Presenti Roberto Natale Presidente della FNSI e Enzo Iacopino Presidente dell’ODG, Massimo Marciano Consigliere d’Amministrazione dell’ INPGI per la gestione separata e, in rappresentanza dei freelance italiani, i componenti di Commissione e Assemblea nazionali lavoro autonomo e Commissione contratto FNSI, ed esponenti dei movimenti di base.

Tra le priorità emerse, è stata riconfermata l’assoluta urgenza dell’approvazione della legge sull’Equo Compenso, bloccata dal Governo al Senato cedendo così alle pressioni degli editori, dopo che l’Esecutivo aveva invece espresso parere favorevole all’approvazione in via d’urgenza alla Camera. Una legge ritenuta uno strumento indispensabile per introdurre fondamentali forme di tutela retributiva del lavoro autonomo, in osservanza dei principi costituzionali.

E’ stato espresso apprezzamento nei confronti dell’impegno preso, durante il suo intervento, dal Deputato Nazionale Giampiero Cannella a sostegno della rapida approvazione del progetto di legge sull’Equo compenso. E’ stato inoltre espresso l’auspicio che le mozioni attualmente presentate in materia in 6 Consigli regionali (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto), si traducano in leggi a sostegno del lavoro giornalistico autonomo e dell’Equo compenso in tutte le regioni d’Italia.

Ribaditi altresì l’impegno per lo sviluppo di un welfare per i giornalisti lavoratori autonomi e la necessità di rafforzare le loro forme di rappresentanza negli organismi di categoria.

E’ stata altresì ribadita l’unità della categoria sull’applicazione della Carta di Firenze, quale strumento di contrasto alle drammatiche criticità del lavoro giornalistico e della sua sempre più cronica precarizzazione. In questo senso, è stata comunicata dai Presidenti del Sindacato Natale e dell’Ordine Iacopino, la decisione di procedere immediatamente alla costituzione dell’Osservatorio sul precariato, organismo misto FNSI-ODG previsto dall’art. 3 della Carta di Firenze.

Il Presidente dell’ODG Sicilia, Riccardo Arena, ha annunciato di voler organizzare un convegno al quale invitare i direttori o rappresentanti delle testate siciliane per l’attuazione della Carta di Firenze. Gli intervenuti al workshop, apprezzando l’impegno, hanno auspicato che analoghe iniziative vengano prese in tutte le regioni.

Altrettanto centrale nella tutela dei diritti dei collaboratori l’interazione con i CDR, per l’individuazione di sempre più efficaci forme di rappresentanza, auspicate dalla FNSI.

Va inoltre approfondito un costante dialogo fra tutti gli organismi di categoria sulle problematiche dei freelance, anche attraverso un coinvolgimento diretto delle loro rappresentanze.

La centralità di queste tematiche va sostenuta con forza nella prossima trattativa contrattuale e nel processo di riforma dell’Ordine, anche per gli aspetti inerenti l’accesso e l’aggiornamento professionale.

Sugli argomenti oggetto del convegno, i vertici di Ordine e Sindacato hanno infine espresso la volontà di organizzare, a breve termine, varie azioni e forme di mobilitazione, compresa una rilevante iniziativa nazionale congiunta.

Sintesi dell’intervento di Massimo Marciano, freelance e membro del Consiglio di amministrazione Inpgi e dell’Inpgi2, al workshop “Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” il 28 giugno 2012

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Palermo - Un momento dei lavori del convegno nazionale sul giornalismo freelance

E’ un dovere per chi come me rappresenta i 33 mila iscritti alla Gestione separata in un organismo importante come il Cda dell’Inpgi essere presente nei territori, ovunque vi siano momenti di incontro e confronto, perché con l’attuale struttura dei nostri organismi di categoria la rappresentanza di freelance, precari e collaboratori è molto ristretta. Occorre rivedere gli strumenti di rappresentanza in tutti gli organismi di categoria per rispondere a quella che è oggi la mutata struttura della professione.

L’Inpgi su questo aspetto, nell’attuale mandato, sarà chiamato a una “consigliatura costituente” per riscrivere le regole della rappresentanza sui territori dei 33 mila iscritti alla Gestione separata. Non è più possibile, infatti, avere unicamente una rappresentanza nazionale: nei territori i colleghi dell’Inpgi 2, che hanno la corretta visione della dimensione locale, dovranno trovare una forma di rappresentanza per seguire le problematiche territoriali da vicino.

Alcuni spunti di riflessione e alcune proposte di intervento.

Il bilancio consuntivo dell’Inpgi 2 del 2011 ci dice che in un anno il numero dei co.co.co. è aumentato del 6%: un aumento abnorme in una categoria per la quale il co.co.co. è una figura anomala, perché esiste la figura del collaboratore fisso prevista contrattualmente dall’articolo 2. Questi colleghi guadagnano mediamente 9.500 euro lordi l’anno. I liberi professionisti iscritti all’Inpgi 2 hanno una retribuzione media annua lorda di 12.500 euro: cifre che dicono quale sia la sitazione reddituale di gran parte dei giornalisti.

A questi dati si aggiunge una valutazione conseguente a una cifra resa nota dal Dipartimento delle Finanze, secondo il quale nell’ultimo anno il numero delle partite Iva tra i professionisti italiani è aumentato del 15,8%: in un periodo di crisi economica come l’attuale, questo vuol dire che nel nostro Paese c’è una grossa fetta di “false” partite Iva, ovvero persone costrette dai propri datori di lavoro a una finzione che maschera un lavoro di fatto dipendente.

Su questo preoccupa la recente “Riforma Fornero” del mercato del lavoro, che non definisce per professionisti come i giornalisti freelance un limite certo per individuare i caratteri della subordinazione: temo che parecchi precari saranno costretti, per vedere riconosciuti i loro diritti, a ricorrere all’alea di un giudizio di fronte al giudice, nelle more del quale saranno comunque messi fuori dal mondo del lavoro per aver “osato” rivolgersi al magistrato.

Di fronte a questo panorama, occorre una risposta unitaria di tutta la categoria: non è più possibile pensare di poter ragionare a compartimenti stagni, per categorie talvolta contrapposte per interessi enecessità di tutele. Per questo, occorre pensare anche a una nuova forma di rappresentanza negli organismi sindacali che tenga in considerazione le peculiarità dei lavoratori precari e freelance.

Il nostro limite come categoria è quello di parlare spesso solo fra di noi delle nostre cose, mentre la tutela del lavoro giornalistico è una questione di interesse generale: l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo; ma se chi opera nell’informazione è costretto a fare il suo lavoro in maniera precaria e sotto ricatto, come può esercitare la propria sovranità il popolo? Siamo in grado di aprire nel Paese una vertenza-informazione, coinvolgendo anche la società civile e le associazioni dei consumatori, partendo dal presupposto che un’informazione precaria e sotto ricatto è un “vulnus” per la democrazia?

Su questo aspetto la Carta di Firenze è un punto di non ritorno culturale per la nostra categoria. Per permetterne la piena applicazione, l’importante è non considerarla solo sotto l’aspetto repressivo, ma soprattutto sotto l’aspetto propositivo di nuove relazioni all’interno della categoria. Porto a questo proposito un esempio che viene dal mio sindacato regionale, l’Associazione stampa romana. Ai nostri Cdr abbiamo sottoposto un documento che è una sorta di “decalogo” che parte proprio dalla Carta e dall’art. 34 del contratto di lavoro per proporre un modello di rappresentanza dei precari nei Cdr e la costituzione di coordinamenti di testata per i collaboratori. L’Asr, qualora i colleghi precari abbiano problemi ad esporsi per possibili ricatti dei propri datori di lavoro, è disponibile a rappresentarli nei Cdr con propri rappresentanti coperti da mandato sindacale.

Sempre sul fronte sindacale, la prossima aperura dei lavori della commissione contratto Fnsi deve vedere come uno degli elementi fondamentali della nostra piattaforma una riscrittura di alcune norme. Penso all’art. 2, fondamentale in una professione dove esplodono i co.co.co. in maniera anomala. Ma penso anche all’art. 12, che andrebbe riscritto in funzione della necessità di prevedere la regolamentazione del telelavoro.

Un altro punto dirimente del nostro impegno deve essere l’impegno per l’approvazione della legge sull’equo compenso. Credo, però, che questo impegno debba essere collegato alla riscrittura delle norme della legge professionale del 1963, che non prevede e tutela la figura del giornalista libero professionista. Una nuova legge professionale deve secondo me anche prevedere la particolarità che distingue i giornalisti freelance dagli altri liberi professionisti: questi ultimi si relazionano per lavoro con privati cittadini, mentre noi lavoriamo principalmente con aziende, spesso molto gradi. E’ una disparità di “potere contrattuale” che la legge deve considerare.

Penso che incontri come questo di Palermo siano fondamentali: dobbiamo organizzarci per dare forma e idee alla rappresentanza delle decine di migliaia di giornalisti precari e freelance. Personalmente, auspico che iniziative simili siano prese in tutte le regioni. E do la mia personale disponibilità ad essere presente insieme ai colleghi e alle colleghe che vivono nei territori sulla loro pelle le criticità più diverse.


Liberalizzazioni: come potrebbe cambiare il mondo dei giornalisti…

di Marta Piselli

Quaderni, marzo 2012

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