giornalisti


La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

Federazione nazionale della stampa italiana“Suscita preoccupazione e grave disagio la notizia della condanna in contumacia a quattro mesi (commutata in quindicimila euro di ammenda) a carico della giornalista pubblicista napoletana Maria Nocerino. Stupisce, inoltre, il fatto che la giornalista, come è stato confermato anche dalla Commissione Lavoro autonomo della Fnsi che si è subito interessata alla vicenda, non sia stata mai avvertita della denuncia prima, né del procedimento in corso poi, dagli organi preposti alla cura del procedimento stesso. Per quanto è appreso, la collega ha svolto la sua attività di addetto stampa del Comitato “Il Welfare non è un lusso” e di collaboratrice di alcune testate locali nel corso di una manifestazione che si è svolta a Napoli. Al di là delle vicende specifiche di quella manifestazione, sulla quale è stato aperto un procedimento giudiziario, la condanna della collega Nocerino apre molti interrogativi.

Nel rispetto della magistratura, l’auspicio della Fnsi è che la giustizia possa fare nei successivi gradi piena chiarezza, riportando serenità nell’attività della collega come nella certezza del diritto.

I cronisti, quando svolgono il loro lavoro, sono testimoni dei fatti ed esercitano un’attività che spesso comporta presenza ed esposizione in situazioni difficili e talvolta agitate. Quanti fanno correttamente questa attività meritano ogni tutela e considerazione.”

Giovedì 30 giugno alle ore 20.30

appuntamento davanti alla Associazione Stampa Romana

piazza della Torretta 36

Pierpaolo FaggianoDi precariato si può anche morire: la storia di Pierpaolo Faggiano insegna come dietro una parola abusata nel lessico della politica e del sindacato, ci siano storie di donne e di uomini, percorsi individuali e collettivi di fronte ai quali pretendiamo prima rispetto e poi soluzioni concrete.

Ecco perché abbiamo dato vita all’iniziativa “Per non morire più di lavoro”. I giornalisti freelance e collaboratori dell’Associazione stampa romana organizzano una fiaccolata in ricordo di Pierpaolo Faggiano, giornalista precario 41enne della provincia di Brindisi suicidatosi nei giorni scorsi.

L’appuntamento è per giovedì 30 giugno alle ore 20.30 davanti alla sede dell’ Associazione Stampa Romana, piazza della Torretta 36. Il corteo si muoverà poi alla volta di piazza Montecitorio, attraverso via Campo Marzio e via Uffici del Vicario, per terminare di fronte alla Camera dei Deputati. Hanno aderito la segreteria dell’Asr, la consulta dei Freelance e dei collaboratori dell’Asr, la Commissione regionale Lavoro Autonomo del Lazio, la Commissione Nazionale lavoro autonomo e la Federazione Nazionale della Stampa.

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Fonte: comunicato dell’Associazione stampa romana


Stampa Romana, costituito il coordinamento degli Enti

Massimo Marciano nominato nella rappresentanza regionale del Lazio degli eletti negli istituti di categoria dei giornalisti

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Online-news.it

Dichiarazione del segretario dell’Associazione stampa romana, Paolo Butturini:

C’è chi, come Gianfranco Miccichè, minaccia i cronisti (il collega Francesco Viviano de La Repubblica). C’è chi, come Augusto Minzolini, rimuove un caporedattore centrale (Massimo De Strobel)  e tre conduttori del Tg1 (Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario) per “militarizzare” la testata. C’è chi licenzia un giornalista in spregio alla legge e agli accordi sindacali, è successo a Il Giorno. Ci sono decine di giornalisti minacciati ogni giorno dalla criminalità. Si penalizzano economicamente i collaboratori rendendoli ancor più precari e ricattabili di quanto siano. C’è, infine, chi si prepara a fare le cose in grande stile, ovvero il ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, che accelera sul “Ddl intercettazioni” per mettere il definitivo bavaglio alla libertà di informazione.

L’elenco è parziale, ma sufficiente a dimostrare che in Italia è in atto un attacco senza precedenti al diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Non è cosa alla quale si possa rispondere con un comunicato. Non è argomento che dipenda da questa o quella maggioranza politica. Ci vuole un altro “3 ottobre”, occorre unire le forze politiche e sociali, i cittadini, le associazioni, di qualsiasi schieramento, che abbiano a cuore la democrazia. E’ il momento di un’assunzione di responsabilità di tutti gli organismi della categoria che devono parlare ai cittadini, loro unico editore di riferimento.

In tutto questo è incomprensibile l’atteggiamento del vertice nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che, forse distratto dalle imminenti elezioni e dai giochini di potere di questo o quel capo corrente, non si accorge di ciò che sta accadendo. Il rischio è che chiunque sia eletto governi una professione privata del suo fondamento vitale: la libertà.

La sola Fnsi e alcune Associazioni regionali, sembrano aver compreso l’importanza della posta in gioco. Per questo, come segretario dell’Associazione Stampa Romana,  chiedo al presidente Roberto Natale di convocare un Consiglio nazionale straordinario, al segretario generale Franco Siddi di organizzare una sessione straordinaria della Consulta Nazionale dei Cdr e dei Fiduciari che abbiano al centro il tema della difesa della libertà di informazione e le iniziative che i giornalisti italiani vogliono intraprendere. Chiedo al segretario generale di investire della questione, come già ha fatto in passato, anche gli organismi europei dei giornalisti. Occorre organizzare una resistenza democratica, pacifica ma ferma, mettere in conto una disobbedienza civile, in nome dei valori dell’articolo 21 della Costituzione.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

«La morte improvvisa del collega genovese fotoreporter Antonio “Micche” Ferretti, trovato senza vita nella sua auto mentre tornava a casa dopo aver seguito la partita Genoa-Fiorentina, è emblematica dello stress e delle preoccupazioni che accompagnano drammaticamente, oggi più che mai, i free lance. La condizione dei precari giornalisti non può più essere affrontato dalle istituzioni e dalla politica a suon di convegni e pompose analisi sociologiche. La scomparsa drammatica del collega “Micche” è l’esemplificazione di quanto la battaglia per la sopravvivenza professionale in questo settore e lo stress, per la forte riduzione del reddito e per la dignità professionale calpestata, siano stati - senza ombra di dubbio - la causa prima di questa vera e propria ‘morte bianca’.

Tutto ciò paradossalmente conferma la denuncia ed il senso della lunga battaglia del Sindacato dei giornalisti. Ma non si può però andare avanti così. Le controparti datoriali negano, nella latitanza delle legge, il sacrosanto dovere di garantire compensi equi e diritti sociali certi a questi lavoratori. La politica, dunque, è chiamata ad adottare le misure indispensabili ed urgenti per garantire redditi minimi e coperture sociali degne di questo nome.

La Fnsi ricorda con commozione e amarezza il collega “Micche” e si stringe attorno alla famiglia e al suo dolore».

E’ stata decisa dagli organizzatori la nuova data della manifestazione per la libertà dell’informazione: è sabato 3 ottobre prossimo. Lo slittamento dell’iniziativa era stato annunciato questa mattina dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), promotrice insieme ad associazioni e movimenti dell’appuntamento, in segno di rispetto e di lutto per la morte di sei militari italiani, vittime oggi di un attentato a Kabul.

La Federazione nazionale della stampa italiana comunica:

“Con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale  capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d’intesa con le altre organizzazioni aderenti (Cgil, Acli, Arci, Art. 21, Libertà è Giustizia e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare ad altra data la manifestazione per la libertà di stampa programmata a Roma per sabato prossimo.

In un momento tragico come questo ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan. Sono morti  dell’Italia che paga oggi un pesante tributo nella frontiera della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo. Il nostro rispettoso pensiero va subito ai soldati caduti, alle loro famiglie, alle Forze Armate che, in un Paese martoriato, rappresentano la nostra comunità in ossequio a risoluzioni dell’Onu, in una complicata ricerca di una via di uscita dell’Afghanistan dal terrore verso la democrazia.

I giornalisti, che hanno pagato alti prezzi di sangue per il diritto-dovere di informare  compiutamente i cittadini su dolorose vicende belliche e del terrorismo in ogni parte del mondo, rinnovando la solidarietà e il cordoglio nei confronti di tutti i caduti e delle loro famiglie, riconfermano l’impegno permanente per un’ informazione che dia sempre voce alle ansie, alle speranze, alle idee di tutti”.

L’associazione “Articolo 21″, tra le promotrici dell’iniziativa di sabato 19, a sua volta ha diffuso la seguente nota:

“Condividiamo la decisione dell’Fnsi di rinviare la manifestazione di sabato di fronte a quello che è accaduto in Afghanistan. Non si può certo far finta di nulla. Ed è necessario che l’intera comunità nazionale osservi un momento di silenzio e di sobrietà da parte di tutti. Quella sobrietà non molto diffusa in questa stagione…” Lo afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Articolo21 listerà a lutto il proprio sito fino ai funerali…” Fin d’ora dichiariamo naturalmente la nostra più assoluta disponibilità ad aderire e partecipare al nuovo appuntamento che, inevitabilmente, dovrà essere presto convocato anche perchè non possiamo far finta di non vedere che anche in queste ore continuano gli assalti alla Corte costituzionale e agli organi di informazione”.

cartello_case_abruzzo.jpgA ben pensarci, Silvio Berlusconi in Libia, per festeggiare il quarantennale della dittatura del suo caro amico Gheddafi, invece delle Frecce tricolori avrebbe fatto bene a portare il suo fido Augusto Minzolini, attualmente fatto accomodare sulla poltrona di direttore del Tg1. In effetti, l’abilità dei direttore della newsletter aziendale di Palazzo Chigi negli esercizi acrobatici è senza pari. L’ultima riprova del triplo salto mortale e mezzo con avvitamento nell’arte di “raccontare senza dire”, stasera al Tg1 delle 20.

Servizio di apertura sulla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi. Grande enfasi sul “premier” che taglia il nastro e audio della sua roboante dichiarazione sull’impegno difficile, ma assolto. Poi, primo piano sugli occhi sgranati della signora che esplora la sua nuova casa e trova persino gli armadietti pieni. E qui l’acrobata, all’improvviso, volteggia sulle teste degli ignari spettatori.

Il “numero” è contenuto in cinque - dico CINQUE - parole gettate lì, come inciso, nel corso del servizio dell’inviata del Tg “made in Minzolini”, che mentre parla delle abitazioni inaugurate dal Cavaliere le definisce: “Le case costruite dai trentini”.

Che vuol dire? E adesso che ci azzeccano i trentini? Quando mai, tra un sorriso e l’altro del datore di lavoro, si era prima parlato di Trento? Se, per disgrazia, qualche ingenuo spettatore non distratto dai preparativi per la cena avesse prestato attenzione a quelle cinque - dico CINQUE - parole gettale lì a caso in una frazione di secondo del servizio dell’inviata, cosa avrebbe capito?

Per capire veramente, occorrerebbe che un giornalista - no, non aggiungo aggettivi, tipo “corretto”, “onesto”, “bravo”… basta essere semplicemente un giornalista, e non qualcosa d’altro non ben definito - spiegasse con un po’ più di cinque - dico CINQUE - parole quanto segue.

Quelle 94 case di legno consegnate oggi ai terremotati abruzzesi sono state costruite su iniziativa della Protezione civile con un progetto della Provincia autonoma di Trento, finanziato dalla Croce Rossa con cinque milioni e 200 mila euro da essa raccolti grazie alla solidarietà degli italiani, con le loro donazioni (come si capisce anche dal cartello riprodotto qui in alto in foto).

E allora che c’entra Berlusconi? Niente, assolutamente niente. Il suo governo non ha fatto nulla per realizzare quelle case. Ma il miglior venditore di fumo degli ultimi 150 anni della storia d’Italia una cosa l’ha fatta: ha tagliato il nastro. Ma tanto gli è bastato per avere tutti per sé i riflettori del fido Minzo. Che, a riprova di ciò che intende per “servizio pubblico”, ha assolto il suo dovere di completezza di informazione con quelle cinque - dico CINQUE - parole. E ovviamente nessuna domanda: tanto, si sa, il nuovo editto del Monarca ha abolito le domande.

Massimo Marciano

Anche l’associazione politica “Frascati a Sinistra” aderisce all’iniziativa di sabato prossimo per la libertà dell’informazione. Il presidente, Massimo Marciano, ha inviato oggi il seguente messaggio a Franco Siddi e Roberto Natale, rispettivamente segretario generale e presidente del sindacato unitario dei giornalisti italiani, la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), organizzatore della manifestazione:

manifestazione_19_luglio.jpg

Caro Segretario, caro Presidente,

il direttivo dell’associazione politico-culturale “Frascati a Sinistra” ha deliberato all’unanimità la nostra adesione all’iniziativa per la libertà dell’informazione di sabato 19 prossimo, promossa dalla Fnsi a partire dalle 16 in piazza del Popolo a Roma.

Gli osservatori indipendenti internazionali segnalano con preoccupazione la retrocessione dell’Italia nelle graduatorie della libertà di stampa, precipitata nell’area dei Paesi dove l’informazione non è completamente libera: in tutti i Paesi di democrazia avanzata, a chi governa non è consentito di controllare, censurare, dileggiare la stampa nell’esercizio del suo dovere democratico di controllo del potere. Contrariamente a ciò che purtroppo accade sempre più di frequente in Italia.

Lo smantellamento, in atto da anni, delle norme faticosamente conquistate nel tempo a garanzia dei diritti dei lavoratori si fa sentire anche nel mondo dell’informazione: sono sempre di più i giornalisti, per lo più giovani, senza coperture contrattuali e normative, pagati pochi euro - anche con mesi di ritardo - per ogni pezzo “generosamente” pubblicato a esclusiva discrezione di editori poco interessati alla qualità dei contenuti e al lavoro di inchiesta, anche “scomodo”.

Difendere la libertà di informazione vuol dire difendere principi fondanti della nostra democrazia, come il diritto di espressione sancito dall’articolo 21 della Costituzione e la sovranità popolare, garantita dall’articolo 1 ma messa a serio rischio se a chi fa informazione, a qualunque livello e in qualunque settore, non sono assicurati l’autonomia e il rispetto necessari per informare correttamente e permettere, quindi, ai cittadini di formarsi un’opinione avendo il quadro completo e corretto dei fatti.

E’ per questo che anche “Frascati a Sinistra” sarà sabato in piazza con la Federazione della stampa e tanti cittadini, singoli e associati.

Frascati, 15 settembre 2009

Il Presidente

Massimo Marciano

Tutti in piazza per il diritto dei cittadini ad essere informati, per l’esercizio del dovere di informare. Il Segretario Generale della Fnsi, Franco Siddi, spiega il significato autentico di questa protesta, e le motivazioni di natura costituzionale, la difesa dell’articolo 21, che hanno spinto la Fnsi a muoversi sul terreno della mobilitaziine, fino a portare la protesta anche in piazza, senza tralasciare gli altri momenti di confronti a tutti i livelli.

(testo tratto da Famiglia Cristiana di settembre 2009)

Giornali“Non è la prima volta che in Italia si rende necessaria una corale mobilitazione in difesa della libertà di stampa. L’informazione libera è una merce preziosa e la sua difesa riguarda tutti: abbiamo protestato a suo tempo contro il Centrosinistra, giungendo a scioperare e a manifestare contro le norme volute da Mastella, ministro della Giustizia nel Governo Prodi. Oggi rileviamo che negli ultimi mesi c’è stata e continua ancora una pressione che sta incidendo sul senso comune, sulla percezione dei valori essenziali della convivenza. Una cronaca giudiziaria limitata o impedita, pretesti sulla privacy di persone dall’assoluta caratura pubblica, crescente fastidio, talvolta disprezzo, del potere odierno, troppo spesso espresso dal presidente del Consiglio, che non desidera si disturbi il manovratore circa questioni sociali, immigrazione, povertà, crisi del lavoro. Tutto questo con l’evidente scopo di introdurre censure e autocensure.

La vicenda Avvenire rappresenta, a suo modo, un’intimidazione: attenti, chi tocca i fili cade! Ogni giorno, esternazione dopo esternazione, denuncia dopo denuncia, si moltiplicano le ragioni di chi teme a ragion veduta che si voglia arrivare all’opzione secca: applauso o silenzio. Bandita ogni possibilità di dissenso o di critica. E intanto il presidente del Consiglio dei ministri dice di sentirsi diffamato dagli articoli e dagli editoriali pubblicati da due quotidiani italiani e da diversi organi di stampa stranieri: a Repubblica ha chiesto un milione di euro a mo’ di risarcimento; all’Unità, due. Intanto, i mezzi di comunicazione che fanno capo direttamente o indirettamente al suo impero mediatico linciano chi, come l’ormai ex direttore di Avvenire Dino Boffo (al quale rinnovo la mia solidarietà), interviene con misura e civiltà nel dibattito politico in corso ovvero formula più che legittime riserve sulla condotta del premier.

Affondo finale o assenza del senso del ridicolo l’allarme per la diminuita libertà di stampa, secondo Berlusconi, è null’altro che «una barzelletta della minoranza comunista e cattocomunista che detiene la proprietà del 90 per cento dei giornali». Invece, sabato 19 settembre, persone libere, sindacati, associazioni e movimenti, ampi settori della società civile italiana si ritroveranno a Roma, su iniziativa della Federazione nazionale della stampa, per ribadire che “l’informazione non si fa mettere il guinzaglio”, come recita il titolo. Si tratta di una risposta civica per recuperare piena consapevolezza dei principi costituzionali, del valore della libertà dell’informazione in ogni stagione.

Un segnale pubblico e chiaro anche al presidente del Consiglio che, pur avendo sui media una visibilità mai avuta prima da nessun altro uomo politico, si lamenta con durezza di un sistema che è sfigurato dal suo stesso colossale conflitto di interessi. In un Paese normale l’informazione non sarebbe considerata un disturbo, e non si farebbe di tutto per limitarne i diritti. Non è possibile che la buona informazione sia solo quella che accondiscende alle posizioni del Governo (lo diciamo per oggi e per domani), che plaude alle azioni pubbliche e private del premier, chiunque esso sia. Una risposta limpida, forte e partecipata a tutto questo sarà di grande significato per noi giornalisti, interessati a salvaguardare le condizioni essenziali di esercizio del nostro lavoro e per tutti i cittadini che non vogliono vedere ulteriormente ridimensionati gli spazi di racconto dell’Italia reale”.

Franco Siddi

Segretario della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi)

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