giornalisti


Questo è il testo della lettera aperta che ho inviato oggi al sindaco e all’assessore alle politiche culturali del Comune di Frascati:

Raffaele MarcianoCaro Sindaco, caro Assessore,

vi informo che nella giornata di oggi io e mia sorella Serena abbiamo avuto l’opportunità di visitare gli scantinati della scuola media di via Risorgimento, dove sono stati trasferiti libri e documenti della biblioteca comunale che non hanno trovato posto nelle sale di lettura.

Il fine della nostra visita era quello di verificare lo stato di conservazione dei circa 270 faldoni, contenenti documenti e articoli di giornale riguardanti la storia e le cronache quotidiane di Frascati e dei Castelli Romani, raccolti da nostro padre Raffaele Marciano dai primi anni Sessanta fino al 1999, anno in cui decise di donare il suo archivio al Comune. L’intento di nostro padre era di rendere fruibile agli studiosi e alle giovani generazioni il frutto della sua paziente opera giornaliera di raccolta di documenti e articoli di quotidiani e periodici, svolta negli oltre quarant’anni in cui si è impegnato a Frascati e nei Castelli Romani nel suo lavoro di insegnante e nelle sue attività sociali, sindacali e politiche. Fedele, così, ai suoi principi, secondo i quali la memoria delle vecchie generazioni deve essere messa al servizio della crescita culturale e civica dei giovani, ai quali ha dedicato le sue energie di insegnante.

Io e mia sorella Serena abbiamo inteso compiere questa ricognizione in quanto avevamo ritenuto giusto aggiungere a quella raccolta gli altri faldoni in cui nostro padre continuò a raccogliere documenti e articoli fino alla sua morte, il 21 gennaio 2003. Io e mia sorella Serena stavamo anche valutando l’eventualità di donare al Comune, seguendo gli intenti manifestati da nostro padre con la donazione del 1999, la sua biblioteca, anch’essa frutto di decenni di studi storici, politici e di storia e cultura locale di Frascati, dei Castelli Romani e della Ciociaria, sua terra di origine.

Dalla nostra ricognizione, io e mia sorella abbiamo constatato che l’archivio donato da nostro padre Raffaele risulta disperso. Dei circa 270 faldoni donati da nostro padre, abbiamo potuto ritrovarne solo tre, uno dei quali largamente incompleto.

Capirete certamente che, in questo contesto, io e mia sorella Serena abbiamo riconsiderato il nostro intento di donare il resto dell’archivio e la biblioteca di nostro padre Raffaele. Cercheremo in ogni caso, a nostra cura, il modo per poter rendere fruibile al pubblico questo materiale.

Io e mia sorella Serena vi saremmo molto grati se poteste fornirci informazioni sul destino dell’archivio storico e giornalistico donato da nostro padre Raffaele al Comune: se fosse stato per caso spostato da qualcuno in altre sedi, se qualcuno ne avesse disposto la distruzione, se fosse andato disperso e per quale motivo.

Cordiali saluti.

Massimo Marciano

L’ora della CalabriaUn episodio oscuro e inquietante, denunciato dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e dal Sindacato dei giornalisti della Calabria nel comunicato qui di seguito riportato. A 69 anni dalla nascita dell’Italia democratica, situazioni come questa fanno pensare che la libertà di informazione sia un bene che va difeso e rafforzato ogni giorno, mantenendo vigile l’attenzione da parte di tutti. Lo possiamo fare anche pubblicando qui la prima pagina del giornale che, forse, per qualcuno non doveva essere stampato e letto, perché i cittadini potessero liberamente formarsi un’opinione.

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Comunicato della Fnsi:

Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, e il Vicesegretario della Fnsi e Segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, comunicano:

Editoria: Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria denunciano un inquietante incidente alle rotative dell’Ora della Calabria e chiedono accertamenti di verità e tutela per la libera stampa.

“Un incidente “inquietante” alle rotative, che ha impedito la stampa ieri notte e la diffusione oggi del quotidiano L’Ora della Calabria”, getta una luce sinistra sui processi dell’informazione nella regione. Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria, chiedono ad alta voce alle autorità preposte che si faccia presto chiarezza sull’accaduto e si possa restituire serenità a chi fa informazione nella regione, perché l’incidente, se c’è stato davvero, è accompagnato da troppe circostanze ambigue se non oblique.

Ricostruire la vicenda vale forse più di ogni timore e di ogni giudizio. Il direttore del giornale, Luciano Regolo, ha infatti denunciato pressioni perché fosse censurato un articolo su una indagine relativa al figlio del senatore Tonino Gentile, Andrea, sotto inchiesta per presunto abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere sul cosiddetto caso dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Una discussione, su questo punto, tra il direttore e l’editore sarebbe stata inframmezzata dalla telefonata di uno stampatore, che avrebbe tentato di convincerlo a non pubblicare la notizia, con una metafora solitamente usata per indicare un rischio grave per le persone che si trovano davanti un “cinghiale ferito”.

Fatto è che alle due della notte lo stampatore avrebbe comunicato l’impossibilità a mandare in stampa il giornale per un improvviso guasto alle rotative.

L’Editore, Alfredo Citrigno, nega censure e dice di aver solo chiesto al direttore la verifica accurata sulla fondatezza delle notizie sul figlio del senatore Gentile. Lo stampatore, Umberto De Rose, replica negando qualsiasi intervento preventivo e qualsiasi simulazione di incidente alle rotative. Il Comitato di redazione manifesta “sdegno per le pressioni subite dal giornale che ne hanno impedito la pubblicazione”. Ce n’è abbastanza, insomma, per pensare seriamente ai rischi della libertà di stampa e per pensare anche ad altro. Non vorremmo trovarci un giorno ad apprendere che, effettivamente, “a pensar male si fa peccato, ma qualche volta, ci si azzecca”, secondo il detto di andreottiana memoria.

Fnsi e Sindacato Giornalisti della Calabria denunciano con preoccupazione e allarme la vicenda della mancata pubblicazione dell’Ora e si pongono al fianco dei colleghi del giornale e dei cittadini che hanno bisogno di una stampa libera da condizionamenti, da censure e da qualsiasi forma di pressione impropria e intimidazione”.

Roma, 19 febbraio 2014

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Altre informazioni sul sito del Sindacato dei giornalisti della Calabria: http://www.giornalisticalabria.it/

L’Asr a fianco di Lirio Abbate, minacciato di morte

per le sue inchieste sulla criminalità romana

Lirio AbbateL’Associazione Stampa Romana esprime solidarietà e vicinanza al collega dell’Espresso Lirio Abbate, oggetto di minacce di morte da parte della criminalità romana a causa delle sue inchieste sulla penetrazione delle mafie nella capitale.

Abbate, già sotto scorta da anni e oggetto di un fallito attentato a Palermo, è uno delle decine di colleghi in prima linea che le mafie e la malavita organizzata cercano di ridurre al silenzio, soprattutto per aver gettato luce sulle complicità e le connivenze fra criminalità e politica.

“Lirio non va lasciato solo – commenta il segretario Asr Paolo Butturini – perché l’isolamento è l’anticamera dell’eliminazione fisica, come la storia ha più volte dimostrato.

Ma è con i fatti che si sostiene la battaglia per una libera informazione e per il diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Il primo passo, per esempio, sarebbe una definitiva abrogazione del reato di diffamazione, col quale spesso si tenta di impedire che venga fatta luce sulle trame e sulle complicità di cui godono le mafie.

Il secondo sarebbe una riforma seria e moderna della legislazione che governa l’intero mondo dell’informazione, a cominciare dalla vetusta e inservibile legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti.

Ma anche in materia contrattuale si dovrebbero fare passi avanti decisi verso la tutela dei giornalisti. Si potrebbero, per esempio, inserire nel nuovo contratto forme assicurative, anche per freelance e collaboratori, che mettano i colleghi al riparo dalle cosiddette “querele temerarie”. Bisogna fornire ai giornalisti un’efficace assistenza legale e coprire i rischi a cui inevitabilmente va incontro chi non si ferma alla superficie dei fatti, ma scava alla ricerca della verità”.

Fonte: comunicato dell’Associazione stampa romana

A chi volesse scrivere un manuale sul modo corretto di fare giornalismo, consiglio vivamente di utilizzare questo, qui sotto riportato, come chiaro esempio sia dell’opposto, sia di come non si debba mai fare un titolo: completamente avulso dal contenuto dell’articolo, con un riferimento concettuale non alla notizia ma, evidentemente, alla valutazione personale che dà della materia chi il titolo lo ha scritto.

Come è facile capire leggendo l’articolo, infatti, la notizia non è che qualcuno ritenga di vietare il diritto di cronaca su fatti penalmente rilevanti riferiti agli immigrati. E’, invece, la contestazione del potenziale incitamento all’odio razziale di un sito che elenca episodi di cronaca nera in maniera selettiva, a seconda dell’appartenenza razziale dei protagonisti.

Nel giornalismo di oggi dove, per motivi di rapidità nella lettura tra le innumerevoli fonti di notizie a disposizione, si pone molto l’accento sul titolo, che è spesso l’unica cosa che per ristrettezza di tempo viene letta, un cattivo titolo è ancora più che in passato indice di cattivo giornalismo, specialmente quando contribuisce ad alimentare visioni distorte o, peggio, a senso unico della realtà, come spesso succede quando si parla di immigrati.

Cattivo giornalismo, quando non fazioso e fuorviante.

Non a caso episodi del genere se ne segnalano spesso con riferimento a un partito politico, come Sinistra Ecologia Libertà, che si pone al di fuori della visione culturale dominante celebrata dai media più potenti per via della loro fonte finanziaria di sostentamento. Editori puri in Italia praticamente non esistono più: a finanziare i media sono gruppi che hanno forti interessi economici in settori per i quali le decisioni della politica sono vitali.

E’ molto amaro constatarlo, ma oggi spesso un certo modo di fare giornalismo - o meglio, un certo supposto giornalismo - viene meno alle regole deontologiche fondamentali della professione, piegando il dovere di separare la notizia dal commento a un preoccupante progetto di “pensiero unico”.

Massimo Marciano

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Tratto da http://www.imolaoggi.it/?p=52672

Sel: vietato pubblicare i crimini commessi dagli immigrati, è razzismo

08 giu – I deputati di Sel hanno chiesto in un’interrogazione al Ministero dell’Interno, prima firmataria Annalisa Pannarale, di assumere ogni iniziativa di competenza affinché sia valutata la sussistenza dei presupposti per l‘immediata chiusura del sito internet tutti i crimini degli immigrati (http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/) che si propone quale sito d’informazione ed è basato su fatti di cronaca nera che avrebbero come protagonisti cittadini stranieri, migranti, rom e sinti.

I deputati ritengono che la pagina web in questione abbia l‘esito potenziale di incitare all’odio razziale e alla discriminazione, in aperta violazione dei principi della nostra Carta Costituzionale e della normativa in materia”.

Infine si legge nell’interrogazione come l’iniziativa del sito ‘Gli altri parlano d’integrazione, noi ve la mostriamo’ “si colloca peraltro nel solco di quanto sollevato con allarme dal Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) nelle osservazioni conclusive e raccomandazioni all’Italia del 9 marzo 2012; il Comitato, infatti, aveva fatto riferimento esplicito alla diffusione preoccupante nel nostro Paese dell’incitamento all’odio razziale e di forme violente di razzismo attraverso i mass media, internet, e i social network, invitando le autorità italiane a una applicazione severa delle normative di contrasto penale alla discriminazione e all’incitamento all’odio razziale”.

Chi non dimentica la storia dell’Italia sa bene che una delle circostanze che favorirono l’ascesa al potere del partito fascista e l’instaurazione della dittatura fu, all’origine, la sottovalutazione di atteggiamenti, affermazioni e slogan, che furono declassati a pittoresche espressioni di diversità e novità. Com’è andata lo sappiamo, e le nostre città ne portano ancora le ferite, conseguenza della guerra e delle scorribande degli squadristi.

A pochi giorni di distanza dall’anniversario del discorso che il 30 maggio 1924 pronunciò alla Camera dei deputati Giacomo Matteotti, denunciando le violenze dei fascisti durante le elezioni dell’aprile precedente - discorso che gli costò il rapimento e l’assassinio da parte di una squadraccia fascista - sentire in quella stessa aula di Montecitorio risuonare oggi le vergognose parole di una giovane parlamentare della Repubblica italiana, la deputata Laura Castelli, del MoVimento 5 stelle, con cui auspica l’uso dell’olio di ricino, fa rivoltare ogni coscienza democratica.

Le parole della deputata, riportare a pagina 90 del resoconto stenografico della seduta odierna non lasciano spazio, purtroppo, a dubbi interpretativi: «Il maggior quotidiano piemontese, nello stesso giorno in cui annunciava l’arrivo del Ministro dell’interno per decidere l’apertura forzata e forzosa del cantiere della Maddalena, commentava nelle pagine a fianco una grande operazione dei carabinieri del comando di Torino sotto il titolo: “Le mafie minacciano anche le grandi opere”. Lo trovo davvero buffo. Io a questi attori sì che darei l’olio di ricino».

La polemica politica, pur legittima anche quando assume toni aspri, non giustifica né attenua la grave portata di un’affermazione indegna dell’aula che ha visto nascere la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista che è il patto fondante della convivenza pacifica nel nostro Paese, risorto dalle macerie morali e materiali del nazifascismo. Sottovalutare il potenziale devastante della cultura giustificazionista, integralista, totalitaria e antidemocratica che è alla base di affermazioni del genere sarebbe complicità, come complice fu il silenzio di chi non volle vedere il nascente pericolo fascista.

Quel pensiero, espresso nell’aula che deve essere, sempre e comunque, il tempio della democrazia e del pacifico confronto di idee, appare ancor più grave in quanto riferito a chi, come i giornalisti, è chiamato ad assolvere un compito, qual è quello di informare correttamente l’opinione pubblica, sancito dalla Costituzione non solo con l’articolo 21, ma anche con la sua “prima pietra”: quell’articolo 1 che affida la sovranità al popolo; sovranità che i cittadini possono esercitare solo se correttamente e liberamente informati dai giornalisti, i primi contro cui si abbatte la scure punitiva dei poteri politici che governano gli stati totalitari.

Tutti noi che abbiamo a cuore i valori della democrazia, dell’antifascismo e della Costituzione ci attendiamo che la deputata Castelli porga, nella stessa aula offesa dalle sue parole, le sue scuse per le sue gravi affermazioni e che, magari, dedichi una parte del prezioso tempo che impiega per assolvere al suo alto ufficio allo studio della storia d’Italia, e in particolare di quel periodo in cui dell’olio di ricino, purtroppo, se ne è fatto largo uso. Sia d’esempio per i giovani come lei, la cui età non giustifica la mancata conoscenza del passato oscuro da cui l’Italia si è liberata a costo del sacrificio della vita di tanti altri giovani, e non solo giovani, per molti dei quali l’olio di ricino non è stato affatto una espressione verbale.

Massimo Marciano

I vertici di Ordine e Sindacato e i rappresentanti del lavoro autonomo nella tre giorni di Palermo sul giornalismo freelance promossa da Assostampa Sicilia: subito legge sull’Equo Compenso, norme regionali a sostegno del lavoro autonomo e strumenti attuativi della Carta di Firenze.

tre giorni a PalermoRibadita la centralità e l’urgenza delle problematiche del lavoro giornalistico autonomo durante il workshop “Giornalisti Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” tenutosi il 28, 29 e 30 giugno 2012 per iniziativa dell’Associazione Siciliana della Stampa e dell’ODG Sicilia. Presenti Roberto Natale Presidente della FNSI e Enzo Iacopino Presidente dell’ODG, Massimo Marciano Consigliere d’Amministrazione dell’ INPGI per la gestione separata e, in rappresentanza dei freelance italiani, i componenti di Commissione e Assemblea nazionali lavoro autonomo e Commissione contratto FNSI, ed esponenti dei movimenti di base.

Tra le priorità emerse, è stata riconfermata l’assoluta urgenza dell’approvazione della legge sull’Equo Compenso, bloccata dal Governo al Senato cedendo così alle pressioni degli editori, dopo che l’Esecutivo aveva invece espresso parere favorevole all’approvazione in via d’urgenza alla Camera. Una legge ritenuta uno strumento indispensabile per introdurre fondamentali forme di tutela retributiva del lavoro autonomo, in osservanza dei principi costituzionali.

E’ stato espresso apprezzamento nei confronti dell’impegno preso, durante il suo intervento, dal Deputato Nazionale Giampiero Cannella a sostegno della rapida approvazione del progetto di legge sull’Equo compenso. E’ stato inoltre espresso l’auspicio che le mozioni attualmente presentate in materia in 6 Consigli regionali (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto), si traducano in leggi a sostegno del lavoro giornalistico autonomo e dell’Equo compenso in tutte le regioni d’Italia.

Ribaditi altresì l’impegno per lo sviluppo di un welfare per i giornalisti lavoratori autonomi e la necessità di rafforzare le loro forme di rappresentanza negli organismi di categoria.

E’ stata altresì ribadita l’unità della categoria sull’applicazione della Carta di Firenze, quale strumento di contrasto alle drammatiche criticità del lavoro giornalistico e della sua sempre più cronica precarizzazione. In questo senso, è stata comunicata dai Presidenti del Sindacato Natale e dell’Ordine Iacopino, la decisione di procedere immediatamente alla costituzione dell’Osservatorio sul precariato, organismo misto FNSI-ODG previsto dall’art. 3 della Carta di Firenze.

Il Presidente dell’ODG Sicilia, Riccardo Arena, ha annunciato di voler organizzare un convegno al quale invitare i direttori o rappresentanti delle testate siciliane per l’attuazione della Carta di Firenze. Gli intervenuti al workshop, apprezzando l’impegno, hanno auspicato che analoghe iniziative vengano prese in tutte le regioni.

Altrettanto centrale nella tutela dei diritti dei collaboratori l’interazione con i CDR, per l’individuazione di sempre più efficaci forme di rappresentanza, auspicate dalla FNSI.

Va inoltre approfondito un costante dialogo fra tutti gli organismi di categoria sulle problematiche dei freelance, anche attraverso un coinvolgimento diretto delle loro rappresentanze.

La centralità di queste tematiche va sostenuta con forza nella prossima trattativa contrattuale e nel processo di riforma dell’Ordine, anche per gli aspetti inerenti l’accesso e l’aggiornamento professionale.

Sugli argomenti oggetto del convegno, i vertici di Ordine e Sindacato hanno infine espresso la volontà di organizzare, a breve termine, varie azioni e forme di mobilitazione, compresa una rilevante iniziativa nazionale congiunta.

Sintesi dell’intervento di Massimo Marciano, freelance e membro del Consiglio di amministrazione Inpgi e dell’Inpgi2, al workshop “Freelance in Italia: tre giorni a Palermo” il 28 giugno 2012

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Palermo - Un momento dei lavori del convegno nazionale sul giornalismo freelance

E’ un dovere per chi come me rappresenta i 33 mila iscritti alla Gestione separata in un organismo importante come il Cda dell’Inpgi essere presente nei territori, ovunque vi siano momenti di incontro e confronto, perché con l’attuale struttura dei nostri organismi di categoria la rappresentanza di freelance, precari e collaboratori è molto ristretta. Occorre rivedere gli strumenti di rappresentanza in tutti gli organismi di categoria per rispondere a quella che è oggi la mutata struttura della professione.

L’Inpgi su questo aspetto, nell’attuale mandato, sarà chiamato a una “consigliatura costituente” per riscrivere le regole della rappresentanza sui territori dei 33 mila iscritti alla Gestione separata. Non è più possibile, infatti, avere unicamente una rappresentanza nazionale: nei territori i colleghi dell’Inpgi 2, che hanno la corretta visione della dimensione locale, dovranno trovare una forma di rappresentanza per seguire le problematiche territoriali da vicino.

Alcuni spunti di riflessione e alcune proposte di intervento.

Il bilancio consuntivo dell’Inpgi 2 del 2011 ci dice che in un anno il numero dei co.co.co. è aumentato del 6%: un aumento abnorme in una categoria per la quale il co.co.co. è una figura anomala, perché esiste la figura del collaboratore fisso prevista contrattualmente dall’articolo 2. Questi colleghi guadagnano mediamente 9.500 euro lordi l’anno. I liberi professionisti iscritti all’Inpgi 2 hanno una retribuzione media annua lorda di 12.500 euro: cifre che dicono quale sia la sitazione reddituale di gran parte dei giornalisti.

A questi dati si aggiunge una valutazione conseguente a una cifra resa nota dal Dipartimento delle Finanze, secondo il quale nell’ultimo anno il numero delle partite Iva tra i professionisti italiani è aumentato del 15,8%: in un periodo di crisi economica come l’attuale, questo vuol dire che nel nostro Paese c’è una grossa fetta di “false” partite Iva, ovvero persone costrette dai propri datori di lavoro a una finzione che maschera un lavoro di fatto dipendente.

Su questo preoccupa la recente “Riforma Fornero” del mercato del lavoro, che non definisce per professionisti come i giornalisti freelance un limite certo per individuare i caratteri della subordinazione: temo che parecchi precari saranno costretti, per vedere riconosciuti i loro diritti, a ricorrere all’alea di un giudizio di fronte al giudice, nelle more del quale saranno comunque messi fuori dal mondo del lavoro per aver “osato” rivolgersi al magistrato.

Di fronte a questo panorama, occorre una risposta unitaria di tutta la categoria: non è più possibile pensare di poter ragionare a compartimenti stagni, per categorie talvolta contrapposte per interessi enecessità di tutele. Per questo, occorre pensare anche a una nuova forma di rappresentanza negli organismi sindacali che tenga in considerazione le peculiarità dei lavoratori precari e freelance.

Il nostro limite come categoria è quello di parlare spesso solo fra di noi delle nostre cose, mentre la tutela del lavoro giornalistico è una questione di interesse generale: l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo; ma se chi opera nell’informazione è costretto a fare il suo lavoro in maniera precaria e sotto ricatto, come può esercitare la propria sovranità il popolo? Siamo in grado di aprire nel Paese una vertenza-informazione, coinvolgendo anche la società civile e le associazioni dei consumatori, partendo dal presupposto che un’informazione precaria e sotto ricatto è un “vulnus” per la democrazia?

Su questo aspetto la Carta di Firenze è un punto di non ritorno culturale per la nostra categoria. Per permetterne la piena applicazione, l’importante è non considerarla solo sotto l’aspetto repressivo, ma soprattutto sotto l’aspetto propositivo di nuove relazioni all’interno della categoria. Porto a questo proposito un esempio che viene dal mio sindacato regionale, l’Associazione stampa romana. Ai nostri Cdr abbiamo sottoposto un documento che è una sorta di “decalogo” che parte proprio dalla Carta e dall’art. 34 del contratto di lavoro per proporre un modello di rappresentanza dei precari nei Cdr e la costituzione di coordinamenti di testata per i collaboratori. L’Asr, qualora i colleghi precari abbiano problemi ad esporsi per possibili ricatti dei propri datori di lavoro, è disponibile a rappresentarli nei Cdr con propri rappresentanti coperti da mandato sindacale.

Sempre sul fronte sindacale, la prossima aperura dei lavori della commissione contratto Fnsi deve vedere come uno degli elementi fondamentali della nostra piattaforma una riscrittura di alcune norme. Penso all’art. 2, fondamentale in una professione dove esplodono i co.co.co. in maniera anomala. Ma penso anche all’art. 12, che andrebbe riscritto in funzione della necessità di prevedere la regolamentazione del telelavoro.

Un altro punto dirimente del nostro impegno deve essere l’impegno per l’approvazione della legge sull’equo compenso. Credo, però, che questo impegno debba essere collegato alla riscrittura delle norme della legge professionale del 1963, che non prevede e tutela la figura del giornalista libero professionista. Una nuova legge professionale deve secondo me anche prevedere la particolarità che distingue i giornalisti freelance dagli altri liberi professionisti: questi ultimi si relazionano per lavoro con privati cittadini, mentre noi lavoriamo principalmente con aziende, spesso molto gradi. E’ una disparità di “potere contrattuale” che la legge deve considerare.

Penso che incontri come questo di Palermo siano fondamentali: dobbiamo organizzarci per dare forma e idee alla rappresentanza delle decine di migliaia di giornalisti precari e freelance. Personalmente, auspico che iniziative simili siano prese in tutte le regioni. E do la mia personale disponibilità ad essere presente insieme ai colleghi e alle colleghe che vivono nei territori sulla loro pelle le criticità più diverse.

Lo faremo capire alla Fornero

Riconfermato presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese assicura che l’istituto di previdenza è solido

In consiglio d’amministrazione il giornalista Massimo Marciano in rappresentanza della Gestione separata per il lavoro autonomo

Prima comunicazione, aprile 2012


Liberalizzazioni: come potrebbe cambiare il mondo dei giornalisti…

di Marta Piselli

Quaderni, marzo 2012

Amedeo Vergani, lo scatto che raccontaIl caro amico Amedeo Vergani merita che il suo lavoro e la sua dedizione siano ricordati com’è giusto.

Vivendo lontano, non avrò modo di visitare la mostra. Me ne dispiaccio molto. Ma invito chi può a visitarla e a considerarmi idealmente presente.

Con tanto affetto e riconoscenza in memoria di Amedeo, amico e compagno di tante battaglie sindacali in difesa dei più deboli.

Massimo Marciano

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Il 29 ottobre, alle ore 17, verrà inaugurata a Merone, presso il Palazzo Zaffiro Isacco, la mostra fotografica

Amedeo Vergani, lo scatto che racconta

Dettagli nel pdf allegato

Immagini e cartella stampa su www.loscattocheracconta.it/cartellastampa.zip

Sito www.loscattocheracconta.it

All’inaugurazione interverranno:

Giovanni Negri (presidente Associazione Lombarda dei Giornalisti)

Guido Besana (giunta esecutiva Fnsi)

Paolo Pozzi (commissione nazionale contratto Fnsi)

Fabrizio Cusa (fotogiornalista e presidente Gsgiv- Gruppo di specializzazione giornalisti dell’informazione visiva dell’Associazione lombarda dei giornalisti)

Pietro Brindisi (sindaco di Merone)

Emilio Magni (giornalista)

Laura Magni (travel writer)

Gino Ferri (fotogiornalista)

Fausto Giaccone (fotogiornalista)

La mostra rimarrà aperta dal 30 ottobre al 6 novembre.

Orari di visita:

sabato, domenica, martedì 10.00 - 21.00

gli altri giorni 14.30 - 17.30

ingresso libero

Palazzo Civico Zaffiro Isacco, via Zaffiro Isacco, 1 Merone (Como)

Per informazioni:

www.loscattocheracconta.it

http://www.facebook.com/loscattocheracconta

031.650611 - bibliomerone@virgilio.it

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