Non ho molti punti di condivisione politica né con De Gasperi, né con Bianco. Ma sento di unirmi idealmente, riconoscente, a loro e a quelli che come loro hanno avuto a cuore qualcosa che oggi sembra perso: il senso dello Stato.

Rinnovamento, giovanilismo, “rottamazione” e contestazione dell’esistente in chiave populista, privi di reali progetti politico-culturali e del più elementare rispetto delle regole poste a fondamento della nascita dello stato democratico, sono solo espedienti per sostituire un sistema di potere a un altro. E non potranno mai essere paragonabili al pensiero e all’azione di chi, dalle più diverse posizioni ideali, ci ha insegnato a porre tutti, da una parte all’altra degli schieramenti, il patto sulle regole democratiche come bene supremo.

Riporto dal profilo Facebook di Laura Puppato:

Sul tema del presidenzialismo, Gerardo Bianco, presidente dell’Associazione Nazionale degli ex parlamentari, oggi ha inviato a deputati e senatori questa lettera che voglio condividere.

Gerardo BiancoCari colleghi,

è noto come Alcide De Gasperi non abbia mai interferito, in quanto Presidente del Consiglio, nei lavori dell’Assemblea Costituente, tanto da apparire, a torto, perfino disinteressato alla elaborazione del testo costituzionale.

In occasione dei Patti Lateranensi volle parlare dal suo banco di deputato, per sottolineare appunto, come scrive Leopoldo Elia, la deliberata scelta “di non interferenza governativa nell’elaborazione della nuova Costituzione”. Da Presidente del Consiglio parlò solo sul tema dell’Alto Adige. All’epoca il Banco del Governo era riservato al Comitato direttivo della Commissione dei 75.

Oggi assistiamo a un rovesciamento di impostazione. Il Governo si considera perfino come proponente di una riscrittura anche incisiva della Costituzione, con una iniziativa come quella della nomina dei 35 saggi che di per sé costituisce un’autentica anomalia in un processo di revisione costituzionale.

Una maggiore prudenza nella decisione del Governo sarebbe stata auspicabile.

Ma ciò che più desta preoccupazione è la disinvoltura con la quale si affrontano temi come quello del presidenzialismo che stravolgono alla radice l’impianto della Costituzione coerentemente fondata sulla preminenza del Parlamento.

Trasformare la Repubblica parlamentare in una Repubblica presidenziale significa archiviare la Carta del 48 e passare a un diverso assetto costituzionale.

Per un’operazione del genere, come osservava Dossetti, non può, se non con grave forzatura, essere utilizzato l’articolo 138 della Costituzione.

Ciò che invece urge è la revisione della legge elettorale che inficia di legittimità ogni decisione, alterando la vita democratica dell’Italia. È su questo punto essenziale che dovrebbe concentrarsi l’impegno parlamentare con un Governo che ne agevoli il corso.

Soluzioni decenti per una buona legge elettorale sono possibili, prendendo soprattutto in considerazione quelle dei più grandi paesi europei, ma anche originali proposte come quelle presenti nel sito della nostra Associazione.

Sul tema del presidenzialismo, che ha sostenitori anche nella nostra Associazione, apriremo un vasto dibattito tra i soci, a partire da un convegno previsto nella prima decade di luglio.

La nostra preminente preoccupazione è che tutto si svolga in modo pienamente legittimato e democratico, cominciando, in primo luogo, a correggere le storture attuali che hanno la loro fonte nella legge elettorale che rischia di inquinare per la sua dubbia costituzionalità di illegittimità ogni atto deliberativo degli organi dello Stato.

Colgo l’occasione per inviare il più cordiale saluto.

Gerardo Bianco