Sono profondamente deluso e fortemente arrabbiato per la pervicace volontà di una classe dirigente completamente scollegata dalla realtà del tempo e dal sentimento diffuso delle persone, com’è quella del Partito democratico, di riprodurre un sistema di potere che non permette a questo Paese di liberarsi definitivamente dall’oppressione culturale e politica del ventennio berlusconiano. Come ha giustamente detto Nichi Vendola, è Silvio Berlusconi il vero vincitore di una partita che è stata giocata fin dall’inizio per forzare la costruzione di un governo di larghe intese che riporti in vita il Cavaliere, sepolto dalle urne.

Non si può che essere all’opposizione, insieme a tutte quelle forze sane di rinnovamento che si sono raccolte intorno ai valori costituzionali e di garanzia democratica rappresentati dalla scelta di indicare una personalità degnissima e capace come quella di Stefano Rodotà per la carica di presidente della Repubblica. Rimangano oscuri i contorni della scelta di chi, nel Pd, ha detto no a questa opzione di reale cambiamento, fortemente sostenuta dal sentimento popolare e in linea con l’accordo elettorale del centrosinistra.

E’ chiara, invece, la strada che ci aspetta, a noi che nel Pd non ci siamo mai riconosciuti e a coloro che vedono oggi disattese le speranze che avevano riposto in quel partito: la costruzione, insieme, di una nuova unitaria opzione politica di sinistra che persegua con rinnovata energia quel cambiamento che è chiesto a gran voce dai cittadini.