human_shape_web_camera_pc_camera_usb_webcam_computer_webcam.jpgCerco di evitare ogni ironia circa la scelta di cambiare orientamento sull’ossessivo streaming di ogni momento della vita pubblica, tipo show da “Grande fratello”, e quindi di riunire la delegazione parlamentare del M5S in maniera riservata. Non la condanno perché penso che stiano anche loro finalmente capendo che quando si assume un ruolo di responsabilità, giunga l’ora di smettere di fare proclami e di ritenersi gli unici depositari della Verità, della Trasparenza, della Democrazia.

Le decisioni che pesano è giusto che vengano adeguatamente ponderate e che le persone che hanno il dovere istituzionale di prenderle abbiano un luogo in cui farlo in assoluta serenità di giudizio, senza dover recitare un ruolo in diretta video. E penso che ci siano momenti nella vita di ogni persona in cui si ha il diritto di fare le cose che le sono proprie in piena libertà da ogni pressione “voyeristica”. Lo sostenevo prima, quando i Cinque Stelle pretendevano lo streaming di ogni cosa, trasformandola in uno show vuoto di reali contenuti, e lo sostengo ora che hanno capito il valore della serenità di giudizio.

Ciò che però mi permetto di criticare sono due cose. Primo, la decisione di un capo assoluto e non eletto di convocare, in un luogo tenuto segreto anche a loro, dei rappresentanti liberamente votati dal popolo, il cui ruolo e la cui indipendenza sono garantiti dalla Costituzione della Repubblica, che tutela il mandato conferito dagli elettori e la sovranità popolare. Secondo, la chiara volontà, espressa attraverso questa segretezza, di tentare di minare alla base un altro presidio costituzionale, e cioè la libertà della stampa di fare cronaca e, anche nel contraddittorio delle opinioni, raccogliere testimonianze che aiutino la crescita del libero pensiero critico dei cittadini.

Perché se è giusto che la sovranità appartenga al popolo, come assicura la Costituzione, l’informazione libera su tutte le opzioni e le opinioni espresse è l’unico strumento che tutela la formazione di quel pensiero critico che permette a ognuno di noi di esercitare la sovranità di cui è titolare.